I traders di Bitcoin non possono comprare dollari. La banca centrale introduce il divieto, ecco dove e per chi

gettone di Bitcoin e catena di metallo su sfondo nero

Non potranno scambiare i propri Bitcoin con valuta USA, è questo in sostanza il divieto introdotto su iniziativa della banca centrale per fermare la fuga di capitali, ma non riguarda l’Italia né l’Europa bensì un Paese del Sud America che si trova ad attraversare una crisi economica ancora più grave.

Il divieto di acquistare Dollari Usa che riguarda i traders di Bitcoin è infatti una novità che interessa l’Argentina, un Paese colpito da un’inflazione estremamente pesante, in cui il governo sta tentando di correre ai ripari anche frenando le fughe di capitale dal Paese.

Ai traders di Bitcoin vietato acquistare dollari Usa

Una delle misure che il governo argentino ha introdotto nel dichiarato intento di fronteggiare la crisi economica del Paese è proprio il divieto per i traders di Bitcoin di acquistare dollari Usa al tasso di cambio ufficiale nel tentativo di frenare la fuga di captali.

L’annuncio ufficiale è stato rilasciato a metà della scorsa settimana dalla banca centrale del Paese, e nel comunicato emesso si legge che coloro che hanno acquistato Bitcoin, o chiunque abbia comprato altre eventuali criptovalute negli ultimi 90 giorni usando pesos non potrà accedere al mercato unico libero dei cambi (mercado Unico y libre de Cambio – MULC) per acquistare dollari al tasso ufficiale.

L’idea di fondo è tentare di evitare che il denaro lasci il Paese, cosa piuttosto facile con le criptovalute e i dollari. Infatti se una persona o una compagnia possiede dei pesos sul proprio account, e li usa per compare dollari Usa attraverso un exchange regolamentato, ha poi la possibilità di utilizzare quei dollari per investire in criptovalute come i Bitcoin.

Di seguito riportiamo il tweet con cui il ministero dell’Economia e delle Finanze dell’Argentina comunica anche via social l’introduzione del divieto di acquistare dollari se hanno acquistato criptovalute usando pesos negli ultimi 90 giorni.

Infatti se questo fosse ancora consentito potrebbe causare dei danni all’economia già malridotta del Paese sudamericano. I dollari statunitensi, in un certo senso, lascerebbero infatti il Paese, e questo produrrebbe effetti negativi per l’economia argentina.

Stiamo parlando tra l’altro del Paese che ha la terza più grande economia del continente, amministrato dal governo di centro sinistra del presidente Alberto Fernandez che sta rafforzando i controlli valutari e aumentando i tassi di interesse per tenere sotto controllo il tasso d’inflazione.

E d’altra parte l’inflazione in questo momento ha raggiunto livello estremamente alti in Argentina, che registra uno dei tassi più alti del mondo. L’inflazione annuale del Paese sudamericano si attesta ora intorno al 64% secondo i dati ufficiali pubblicati dalla banca centrale. Si tratta del secondo più alto tasso di inflazione dell’intero Sud America, mentre al primo posto troviamo il Venezuela, che ha il tasso di inflazione più alto al mondo.

Argentina: un florido mercato delle criptovalute

In Argentina esiste oggi un florido mercato delle criptovalute in buona parte proprio per via degli elevati tassi di inflazione. In questo caso infatti molti cittadini vedono il Bitcoin (BTC) come una soluzione piuttosto conveniente su cui vale scommettere più che sul peso argentino che sta rapidamente perdendo valore come valuta.

Secondo molti Bitcoiner l’asset funge da copertura contro l’inflazione perché l’offerta di monete digitali è limitata a 21 milioni. Infanto alcuni sostenitori come la Fondazione per i diritti umani continuano a segnalare che le turbolente economie del Sud America siano luoghi in cui il Bitcoin trova la sua reale applicazione pratica.

La maggiore banca privata dell’Argentina, Banco Galicia con sede a Buenos Aires, nel mese di maggio ha lanciato un servizio di criptovalute per i clienti per l’acquisto di Bitcoin, Ethereum, USD Coin e Ripple (XRP), un servizio che ora non potrà che perdere popolarità vista l’introduzione delle recenti restrizioni da parte della banca centrale del Paese.

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