core scientific

Il 2022 conferma di essere un anno terribile per le criptovalute. Dopo i fallimenti di noti exchange (Celsius prima e FTX dopo) a saltare ora sono i colossi miner. Notizia di oggi è che la big Core Scientific, specializzata appunto nel mining Bitcoin, ha presentato ufficialmente istanza di fallimento presso il Tribunale del Texas ai sensi del Chapter 11. Immediata la dichiarazione dello stato di insolvenza a cui ha poi fatto seguito il tracollo delle azioni Core Scientific sull’indice Nasdaq.

Ancora una volta, quindi, una società quotata attiva nel settore criptovalute in senso lato va a gambe all’aria. Ancora una volta si assiste allo stesso copione di sempre con pesanti ricadute che, in questo caso, hanno riguardato direttamente il titolo il cui livello di capitalizzazione al termine di una giornata drammatica è precipitato a neppure 20 milioni di dollari (per avere un’idea della dimensione del disastro bisogna tenere presente che la market cap di Core Scientific a giugno 2021 era pari ad oltre 4,1 miliardi di dollari). Insomma fatti e soprattutto numeri non lasciano spazi a margini di dubbio: la fase negativa del settore criptovalute non è ancora finita.

Rispetto ai fallimenti che abbiamo citato in precedenza (Celsius e FTX più i tanti altri exchange secondari che hanno chiuso i battenti negli ultimi mesi), il caso di Core Scientific è però differente. Tanto per iniziare stiamo parlando di una società attiva nel mining e quindi non direttamente coinvolta in attività di tipo speculativo. Ovviamente a far precipitare la situazione è stata anche in questo caso la parabola discendente del Bitcoin. I ripetuti e prolungati ribassi del Bitcoin, senza che mai si sia intravisto quantomeno il segnale di una possibile inversione di rotta, hanno dissanguato gli exchange ma hanno anche messo con le spalle al muro società di mining come Core Scientific. C’è però anche dell’altro. Come specificato dalla stessa società quotata sul Nasdaq se tutto è esploso è stato a causa del boom dei prezzi dell’energia. Un fattore aggravante si è quindi trasformato nel colpo di grazie per il gruppo.

Lato contabile e fiscale, stando al documento presentato alle autorità di controllo, sarebbero 5.000 i creditori del colosso del mining con cui Core Scientific avrebbe già avviato colloqui per il cosiddetto restructuring del debito. I contatti con i creditori sarebbero già iniziati a ottobre per culminare poi con l’attuale dichiarazione di bancarotta. Insomma la nuova bomba era pronta ad esplodere da tempo.

Probabilmente è proprio per questo motivo se, a differenza di quanto avvenuto con gli altri fallimenti, questa volta non sembrano esserci grandi ripercussioni sul Bitcoin.

Come si può vedere anche dal grafico in basso, infatti, il prezzo della criptovaluta madre questa mattina è abbastanza stabile in area 17mila dollari. Nessuno strappo al ribasso, quindi, ma anzi la sostanziale tenuta della posizione. L’impressione è che il Bitcoin si sia quasi abituato a queste situazioni anche perchè era davvero difficile non prevedere simili epiloghi con il contesto in atto oramai da mesi.

Fallimento Core Scientific: quali effetti sul Bitcoin?

Se la reazione istintiva degli investitori alla notizia del fallimento di Core Scientific è tutto sommato positiva, dubbi e perplessità restano in merito a quello che potrebbe avvenire nel futuro prossimo. Core Scientific non è un qualsiasi miner di Bitcoin. La società, infatti, rappresenta circa il 10 per cento della potenza complessiva del BTC. Pensare che un colosso come Core Scientific abbia accumulato un debito compreso “tra 1 miliardo e 10 miliardi di dollari” non può che alimentare preoccupazioni sul futuro di tutto il settore.

D’altra parte anche il fatto che il fallimento del gruppo sia stato causato dall’aumento del tasso di hash della rete globale di bitcoin non fa dormire sonni tranquilli.

Core Scientific, ha chiuso il secondo trimestre 2022 con una perdita netta di 434,8 milioni di dollari e una liquidità disponibile di appena 4 milioni di dollari al momento della dichiarazione di fallimento. Per la cronaca, la società sta ancora generando un flusso di cassa positivo, tuttavia la liquidità presente non sarebbe “sufficiente a ripagare il debito di finanziamento per le attrezzature che aveva in leasing“.

Questo è l’eredità del fallimento di Core Scientific. Un altro nome si aggiunge ad una lista di crash che è sempre più lunga e che comprende oramai tutti gli attorni dell’universo criptovalute. Al di là dei singoli casi (ce ne saranno altri se non tra i miner, tra gli exchange o tra i broker) solo un cambio radicale del contesto potrebbe bloccare questa vera e propria emorragia.

In parole povere, serve una ripresa del prezzo del Bitcoin ma per poterla vedere deve cambiare l’approccio monetario della FED.

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