Bankitalia ha avviato un’indagine dedicata al fintech, in grado di coinvolgere un’ampia platea di operatori intermediari. A sostenerlo è lo stesso istituto di via Nazionale che, nella relazione sulla gestione pubblicata pochi giorni fa, rammenta che si tratta del terzo filone di indagini sul fintech, con particolare riferimento al c.d. open banking e all’esternalizzazione a terzi di alcune importanti funzioni.

Temi che il governatore dell’istituto banchiere ha già affrontato la scorsa settimana nelle sue Considerazioni finali, soffermandosi in particolar modo dei rischi operativi che sono collegati al crescente ricorso ai processi di esternalizzazione, e sottolineando come questi avvengano spesso “presso pochi operatori non soggetti a vigilanza”, che finiscono dunque con l’occuparsi di “fasi rilevanti di processi produttivi, il cui malfunzionamento può assumere rilevanza sistemica”.

Ecco dunque che Bankitalia ha ritenuto opportuno sensibilizzare banche e altri intermediari sotto la propria vigilanza, sulla necessità di adottare i presidi necessari per minimizzare i rischi operativi, legali e reputazionali che sono proprio connessi con la distribuzione, tramite terzi, di prodotti non regolamentati.

In particolare, agli istituti di credito è stato domandato di garantire il migliore coinvolgimento delle funzioni di controllo nelle scelte che riguardano l’operatività in criptoattività.

Infine, la Banca d’Italia ha confermato di aver avviato alcune ispezioni sui principali provider dei sistemi informativi, richiamando alla mente il fatto che il Testo Unico Bancario prevede che l’istituto di via Nazionale possa effettuare delle ispezioni anche in quei soggetti ai quali le banche e i gruppi bancari hanno esternalizzato delle funzioni aziendali ritenute essenziali o importanti.

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