Risparmiometro: cos’è e come funziona?

RISPARMIOMETRO
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Cos'è e come funzionano i controlli legati al RISPARMIOMETRO? Scoprilo di seguito con le analisi e i dettagli del controllo da parte dell'agenzia delle Entrate

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Si parla di controlli sui risparmi dei contribuenti. Ma perché questo? Quali sono le banche coinvolte?

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Questo controllo presenta delle caratteristiche abbastanza controverse. E’ lo stato a controllare i conti correnti al fine di abbattere le frodi fiscali. Lo fa monitorando i movimenti bancari di milioni di contribuenti. Si tratta di alcuni controlli legati ai conti correnti degli italiani. Quindi non solo aziende, ma anche singoli contribuenti saranno soggetti a controllo.

Lo Stato ha per tanto introdotto un nuovo strumento: il Risparmiometro considerato come l’ultima arma atta a combattere l’evasione fiscale. Molti lo definiscono come un algoritmo che verifica i risparmi accumulati in un anno. Se questi sono coerenti con i redditi dichiarati o meno. Nel caso in cui essi si scostamento (entrate e uscite) per una percentuale superiore al 20%, scattano i controlli.

Il Risparmiometro lavora in autonomia, avvalendosi di un’enorme mole di dati accumulata negli anni e lo si deve soprattutto alle Anagrafi Tributarie. Le banche e gli operatori finanziari sono obbligati dunque a fornire al Fisco tutti i saldi annuali dei conti. Devono altresì fornire informazioni su base mensile, come:

  • apertura o la cessazione di rapporti;
  • operazioni effettuate allo sportello con assegni o contanti.

Saranno soggetti a controllo, la maggior parte dei movimenti anomali e di difficile tracciatura, come ad esempio:

  • versamenti e prelievi superiori a 5.000 euro;
  • bonifici per l’acquisto di:
    • auto;
    • moto;
    • imbarcazioni;
    • immobili;
    • trasferimento di denaro all’estero.

Da qui ne deriva che un deposito su conto corrente per un importo superiore ai 4.000 euro, deve essere accompagnato da una giustifica provenienza. Se questo non avviene si parla di movimento sospetto ed il contribuente deve risponderne davanti all’autorità. Questo fa scattare il controllo antiriciclaggio.

In caso di somme superiori a 5.000 euro, la Banca stessa può richiedere al cliente una dichiarazione scritta sulla finalità del prelievo. Le attività sospette vengono segnalate all’Ufficio competente e dunque scattano i controlli dell’Agenzia delle Entrate.

Risparmiometro: cosa devi sapere?

Tutte queste operazioni sono state volute dal governo al fine di combattere l’evasione fiscale. Ecco il motivo per il quale da diverso tempo ormai, l’Agenzia dell’Entrate ha provato differenti strumenti e diverse politiche per dare atto ad un’azione di contrasto alla politica dei “furbetti” mediante il controllo delle anomalie”. Nello specifico parliamo di:

  • Redditometro;
  • Spesometro;
  • Risparmiometro.

Risparmiometro: cos’è e come funziona?

Il risparmiometro è definito come un algoritmo che calcola la differenza tra quanto dichiarato nel modello 730 (o modello Unico) e quanto risparmiato e depositato nei conti correnti bancari. Una delle logiche di base di questo calcolo è il presupposto che un contribuente dichiara un certo reddito.

Allo stesso tempo, il saldo delle somme detenute nel conto corrente non ha giustificazione logica. A questo punto, interviene il Fisco che effettua dei controlli sulle somme depositate al fine di verificare se queste sono o non sono frutto di evasione/elusione fiscale o altre attività illecite.

Sono tanti i casi in cui potrebbero scattare questi controlli; ad esempio i genitori aiutano i figli economicamente.

Risparmiometro: quando diventa operativo?

Il risparmiometro è già attivo dal gennaio 2019 sia per i privati sia per le aziende.

Considerate che l’Agenzia delle Entrate controlla il saldo del vostro conto corrente. Questa non è una novità in quanto il tutto venne introdotto nel 2011, con il cosiddetto decreto “Salva Italia” di Mario Monti (D.L. 201/2011) in cui si prevedeva che il fisco accedesse ai dati bancari dei contribuenti, allo scopo di ricostruire la sua situazione patrimoniale in base ai depositi.

Purtroppo le banche a partire dall’entrata in vigore del decreto Monti nel 2011, si sono dovute adeguare fornendo all’Agenzia delle Entrate il saldo del vostro conto corrente. Quello che avviene è molto semplice; si confronta la giacenza con la dichiarazione dei redditi e se la differenza è rilevante scatta il controllo.

Cosa si intende come differenza rilevante?

Si parla di un discostamento superiore al 20% tra quanto dichiarato e quanto posseduto all’interno del conto corrente. Pertanto una differenza superiore al 20% viene considerata come sospetta e quindi soggetta a controlli.

Chi è controllato?

Tutti i soggetti passivi Iva e non. I controlli vengono effettuati su tutti i conti correnti dove l’algoritmo calcola una differenza sostanziale tra quanto depositato e quanto dichiarato. Il controllo solitamente viene effettuato non limitandosi ai soli conti correnti, ma a tutti coloro che hanno di rapporti finanziari quali:

  • deposito titoli;
  • conti deposito;
  • buoni fruttiferi postali;
  • conto terzi;
  • investimenti in società di gestione collettiva del risparmio;
  • prodotti assicurativi;
  • carte di credito.

Risparmiometro: cosa viene controllato?

Partendo dalla titolarità dei rapporti finanziari il risparmiometro individua tutti i soggetti che sono titolari di:

  • Conti correnti;
  • Conti deposito;
  • Carte di credito;
  • Titoli di stato;
  • Obbligazioni
  • Azioni;
  • Rapporti fiduciari;
  • Polizze assicurative;
  • Fondi pensione;
  • Fondi di gestione collettiva del risparmio;
  • Libretti postali;
  • Buoni fruttiferi.

A seguito, viene controllata la situazione reddituale della persona, affiancando ai dati del prodotto finanziario, quelli della dichiarazione dei redditi. La discrepanza riscontrata rappresenta un motivo per effettuare un controllo più approfondito.

Ci si può difendere partendo da alcuni presupposti; se si parla di soggetti che hanno un guadagno pari a 1.300 euro al mese e non si preleva nulla dal conto per la sua sussistenza, solitamente si tratta di soggetto che vive con soldi ricevuti in contanti e a nero. Questo è il presupposto dell’Agenza dell’Entrate!

L’Agenzia delle Entrate non può accusare il contribuente ma deve verificare le sue motivazioni. Da qui scatta il contraddittorio preventivo, che consiste nell’incontro con il funzionario del fisco a cui si deve spiegare come il denaro non arriva da attività illecite o evasione/elusione fiscale.

Queste ragioni devono essere poi valutate. Il funzionario analizza le risposte date e se non convincenti o non supportate da eventi e documenti tangibili, si procede con l’accertamento fiscale, ossia un controllo più approfondito volto a mettere in chiaro la situazione del contribuente.

Spesometro, Redditometro e Risparmiometro: confronto

Questi tre strumenti hanno uno scopo comune:

  • combattere l’evasione/elisione fiscale

li strumenti utilizzati sono però molto differenti:

  1. Spesometro: confronta le spese sostenute con i redditi dichiarati. Questo vuol dire che non è possibile spendere più di quanto si guadagna.
  2. Redditometro: confronta il valore dei beni posseduti con i redditi dichiarati. Il presupposto è quello di non poter possedere beni di valore diverso a quanto dichiarato dal reddito soprattutto se è molto basso;
  3. Risparmiometro: confronta tutti i risparmi posseduti e li confronta con i redditi dichiarati.

Risparmiometro 2019: cosa è emerso dai primi controlli della Guardia di Finanza?

L’anagrafe dei conti correnti è estesa alle persone fisiche ed è la Guardia di Finanza incaricata a effettuare un primo controllo.

Non solo partite Iva ma anche conti correnti di persone fisiche. la Guardia di Finanza al momento ha effettuato un primo monitoraggio sui dati condivisi dell’Agenzia delle Entrate e ha individuato 156 “sorvegliati speciali”.

I primi controlli sono scattati a seguito di una movimentazione di denaro in entrata sui conti correnti dell’anno 2016 con somme superiori a 100 mila euro. Con il risparmiometro dunque la Guardia di Finanza arriva a conoscere le movimentazioni e gli elementi di natura finanziaria dei contribuenti.

I dati potranno essere utilizzati solo a seguito di indicatori rilevanti legati alla selezione dei soggetti da sottoporre a controllo.

Risparmiometro: Troppi risparmi = lavoro nero

Come funziona il controllo da parte dell’Agenzia delle entrate sui conti correnti? Come detto la verifica controlla che le somme prelevate siano coerenti con le somme depositate. Diversamente scatta il controllo del fisco.

Il presupposto è questo: chi non preleva denaro dal proprio conto, lavora a nero.

Il software verifica se il contribuente abbia speso quanto incassato con uno scostamento massimo del 20%. Segue poi la verifica umana dove il Garante ha tassativamente imposto agli enti interessati di utilizzare in ultima istanza i propri funzionari, cioè la verifica non potrà mai essere automatizzata.

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Tommaso Piccinni ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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