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Si può andare in pensione a 63 anni? Fino al 2022 sì grazie al meccanismo di Ape Sociale

Si può andare in pensione a 63 anni? Fino al 2022 sì grazie al meccanismo di Ape Sociale

Il governo intende prorogare sia il meccanismo per il pensionamento anticipato Ape Sociale che Opzione Donna almeno fino a fine 2021

La terza riforma delle pensioni in Italia è ormai alle porte, per entrare in vigore a partire dal gennaio 2022, data per la quale ancora non è possibile sapere quali saranno le regole per andare in pensione, in quanto il dibattito politico e la trattativa coi sindacati sono ancora nel pieno del loro svolgimento.

Fino al 31 dicembre 2021 invece si continuerà ad andare in pensione con Quota 100, parentesi sperimentale destinata a terminare appunto alla fine del prossimo anno. Restano altresì in vigore altri due meccanismi per il pensionamento anticipato, vale a dire l'Ape Sociale e Opzione Donna.

Il governo infatti ha lasciato trapelare l'intenzione di far giungere a scadenza a fine dicembre 2021 Ape Sociale e Opzione Donna, in attesa che si inizi a delineare la riforma delle pensioni che attualmente vede impegnati governo e sindacati seduti intorno al tavolo della trattativa ormai da settimane.

La prima riforma pensionistica risale al 1995 quando il governo era guidato da Lamberto Dini, mentre la seconda è abbastanza recente, si tratta della tanto discussa legge Fornero del 2011.

I media, come naturale che sia, tentano di inquadrare la linea che si seguirà per quel che riguarda la riforma delle pensioni al vaglio dell'attuale esecutivo, ma di punti certi per il momento ce ne sono ancora pochi.

Uno di questi è rappresentato dal fatto che il governo ha già fatto sapere che Quota 100 resterà in vigore fino alla sua naturale scadenza fissata dal precedente esecutivo per la fine di dicembre 2021. Allo stesso modo resteranno in vigore fino alla stessa data anche Ape Sociale e Opzione Donna.

Sarà probabilmente con la prossima manovra economica che il governo provvederà al differimento dei due meccanismi che consentono attualmente l'accesso anticipato al trattamento pensionistico rispetto a quanto previsto dalla pensione di vecchiaia ordinaria.

Ma dal momento che Ape Sociale difficilmente verrà ulteriormente prorogata dopo la fine del 2021, coloro che risultano in possesso dei requisiti necessari hanno ancora poco più di un anno per inoltrare la domanda per il pensionamento anticipato con questo meccanismo.

Chi può andare in pensione a 63 anni con l'Ape Sociale?

Per usufruire della possibilità di andare in pensione anticipata con l'Ape Sociale il lavoratore deve risultare in possesso di determinati requisiti che sono stati stabiliti con la Legge di Bilancio 2017.

L'Ape Sociale è un'indennità erogata dall'INPS a soggetti che abbiano compiuto almeno 63 anni di età, e che non beneficiano già di altri trattamenti pensionistici né in Italia né all'estero. Si tratta di una indennità che viene corrisposta a seguito dell'accettazione della richiesta, fino al raggiungimento dell'età prevista per la pensione di vecchiaia, che per il 2020 prevede il requisito di 67 anni di età.

Il requisito dei 63 anni di età non è l'unico necessario per accedere all'Ape Sociale. È infatti necessario che il lavoratore abbia raggiunto almeno 30 anni contributivi entro il 31 dicembre 2020. Le donne possono ricevere uno sconto di 12 mesi per ogni figlio, fino ad uno sconto massimo complessivo di 2 anni. Ultima condizione: il lavoratore deve aver cessato la propria attività lavorativa.

Ad avere la possibilità di accedere al'Ape Sociale sono quei lavoratori che risultano iscritti all'Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) dei lavoratori dipendenti, alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, o alla Gestione Separata (Legge 335/1995) che si trovano disoccupati, che assistono un coniuge o un parente convivente con disabilità grave, che hanno una riduzione della capacità lavorativa accertata pari o superiore al 74%.

Possono accedere all'Ape Sociale anche coloro che risultano ancora lavoratori dipendenti che abbiano svolto almeno 7 anni negli ultimi 10, o in alternativa 6 anni negli ultimi 7, in una di quelle attività lavorative che secondo quanto stabilito dal Decreto del 18 aprile 2018 sono classificate come gravose. 

Hanno la possibilità di percepire l'Ape Sociale sia lavoratori del settore pubblico che di quello privato, mentre ai liberi professionisti per i quali sia prevista l'iscrizione agli Albi professionali l'indennità non viene riconosciuta.

Come fare per presentare domanda per avere l'Ape Sociale?

Per chiedere l'indennità prevista con l'Ape Sociale si devono presentare due distinte domande che verranno inoltrate all'Inps. La prima delle due è relativa alla richeista di riconoscimento delle condizioni di accesso al beneficio, in questo caso se il lavoratore è in possesso dei requisiti necessari può fare istanza presentando domanda preliminare entro il 31 marzo, il 15 luglio oppure entro il 30 novembre.

Quando l'Inps riceve l'istanza preliminare provvede poi ad avviare l'istruttoria attraverso la quale saranno verificati i requisiti in possesso del lavoratore e procederà alla comunicazione del suo esito.

Quanto alle tempistiche di accettazione della domanda, entro il 31 dicembre 2020 l'Inps invierà la comunicazione per le domande di verifica delle condizioni che sono state inoltrate entro il 15 luglio scorso, e quindi anche quelle inoltrate entro il 30 novembre. Invece per le domande inoltrate entro il 31 marzo la risposta dell'Inps arriverà entro il 30 giugno, mentre per quelle presentte entro il 15 luglio l'Inps darà risposta entro il 15 ottobre.

Se l'esito dell'accertamento dei requisiti necessari ha esito positivo, in seguito alla certificazione ottenuta direttamente dall'Inps, il lavoratore potrà procedere con la presentazione della domanda di liquidazione.

Come accennato quindi si tratta di due domande distinte:

  • domanda di riconoscimento delle condizioni
  • domanda di liquidazione dell'indennità

Sia l'una che l'altra dovranno essere indirizzate alle sedi territoriali INPS di competenza in modalità telematica attraverso i canali istituzionali.

Il lavoratore che intende accedere all'Ape Sociale e che quindi deve presentare domanda dovrà accedere al portale web INPS. Qui troverà la pagina dedicata con il link d'accesso alla procedura completa e dettagliata alla quale dovrà accedere usando le credenziali personali come PIN (finché non sarà eliminato) oppure SPID.

In alternativa il lavoratore può rivolgersi direttamente al patronato oppure al Centro di Assistenza Fiscale (CAF).

A quanto ammonta l'assegno dell'Ape Sociale?

Non si tratta di un importo fisso, infatti l'indennità Ape Sociale viene rapportata a quello della rata mensile della pensione calcolata al momento dell'accesso alla prestazione. Se la suddetta rata risulta più bassa di 1.500 euro allora l'assegno mensile dell'Ape Sociale sarà pari alla rata della pensione stessa.

Nel caso invece in cui la pensione risulta essere pari o più alta di 1.500 euro, la rata mensile Ape Sociale sarà di 1.500 euro. In ogni caso l'assegno dell'Ape Sociale non sarò rivalutabile e consisterà di 12 mensilità.

Il sussidio erogato come Ape Sociale, dal punto di vista fiscale, sarà considerato a tutti gli effetti come reddito da lavoro dipendente, prevedendo quindi il riconoscimento del bonus da 100 euro. La decorrenza dell'indennità sarà calcolata a decorrere dal primo giorno del mese successivo a quello in cui è stata presentata la domanda di trattamento.

Riforma delle pensioni, Ape Sociale e Opzione donna in scadenza nel 2022

Fin qui abbiamo visto in che modo funziona ad oggi il meccanismo dell'Ape Sociale, così come è stato definito dal primo esecutivo guidato da Giuseppe Conte. Non abbiamo ancora una conferma ufficiale della proroga dell'indennizzo fino alla fine del 2021, ma tutto indicherebbe che l'intenzione del governo sia quella di fissare la scadenza, sia per l'Ape Sociale che per Opzione Donna, al dicembre 2021.

Si attendono quindi gli sviluppi dei negoziati tra governo e sindacati, con il prossimo incontro inizialmente previsto per il 25 settembre 2020 che è stato invece rimandato al 14 ottobre dopo la decisione della ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo (M5s) di sottoporsi a quarantena volontaria per via di un contatto con una persona risultata positiva al Covid-19.

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