L’Inps non pagherà la malattia dei lavoratori che restano a casa in quarantena Covid-19

Non si tratta solo di una indiscrezione o di una possibilità remota frutto magari della proposta di un qualche esponente politico, ma di una decisione già presa dal governo Draghi e di una misura già in vigore a partire dal 1° gennaio 2022.

Con l’arrivo del nuovo anno infatti il governo guidato da Mario Draghi ha stabilito che i lavoratori che si trovano a casa per quarantena fiduciaria non potranno più essere retribuiti dall’Inps causa malattia. Per quelle giornate di lavoro perse in quanto in quarantena i lavoratori non riceveranno alcuna retribuzione a meno che, naturalmente, non sia il datore di lavoro a farsene carico.

Uno scenario questo tutt’altro che verosimile naturalmente, il che significa che il lavoratore che si trova in quarantena, ad esempio perché stretto contatto di un positivo, o convivente con una persona positiva, per l’intera durata della quarantena non potrà ricevere la retribuzione prevista in caso di malattia.

Il periodo per il quale la quarantena Covid-19 risultava equiparata alla malattia nel caso di lavoratori del settore privato è infatti scaduto il 31 dicembre 2021. A partire da gennaio del nuovo anno infatti i datori di lavoro non potranno più gestire queste assenze come malattia, il che significa che il lavoratore non riceverà alcuna retribuzione per l’intero periodo di assenza ritrovandosi con una busta paga alleggerita.

Per chi resta in quarantena busta paga decurtata

Se non fosse che in Italia siamo tristemente abituati anche ai più inaccettabili paradossi, la notizia sarebbe difficile da credere. Eppure è esattamente così che il governo di Mario Draghi ha deciso di intervenire, negando la retribuzione prevista in caso di malattia a quei lavoratori che non possono recarsi sul posto di lavoro in quanto in quarantena Covid.

A confermarlo è anche il recente messaggio dell’Inps, il numero 679 dell’11 febbraio 2022, con il quale l’Istituto precisa che la quarantena Covid-19 smetterà di essere considerata malattia anche per i lavoratori fragili, i quali comunque potranno beneficiare di una delle poche tutele che sono state prorogate, vale a dire la possibilità di svolgere la propria attività da casa in modalità smart working.

Per i lavoratori che sono finiti in quarantena nel 2021, e ne siano usciti nel corso del 2022, l’indennità sarà infatti riconosciuta dall’Inps come previsto nel caso di malattia, solo per i giorni di quarantena del 2021, mentre per i giorni di quarantena del nuovo anno non vi sarà alcun corrispettivo in busta paga.

Insomma il governo Draghi ha ritenuto opportuno lasciar scadere le tutele per i lavoratori nonostante abbia lasciato in vigore l’obbligo di quarantena per chi entra in stretto contatto con una persona positiva al Covid-19.

Il 31 dicembre 2021 scadono quindi le tutele per i lavoratori in qurantena (comma 1) e per i lavoratori fragili (comma 2) così come previsto dall’articolo 21 del Dl n. 18/2020, successivamente convertito nella legge n. 27/2020. Resta valida solo la misura a tutela dei lavoratori fragili per i quali è ancora possibile, se la tipologia di attività svolta lo consente, di svolgere il lavoro in modalità smart working.

Nessuna retribuzione per i lavoratori in quarantena: le istruzioni operative dell’Inps

Dall’Inps sono arrivati tutti i chiarimenti del caso in merito al fatto che i lavoratori in quarantena Covid non riceveranno più alcuna indennità per i giorni di assenza dal lavoro a partire dal mese di gennaio 2022.

Non saranno infatti riconosciute indennità economiche in busta paga per eventi che siano riferiti alla quarantena e alla tutela dei lavoratori fragili. Se l’evento è accaduto a cavallo tra il 2021 e il 2022, come accennato, il pagamento dell’Inps arriverà solo per i giorni che ricadono nell’anno solare 2021, limitatamente alle risorse disponibili.

Cosa succede quindi sotto l’aspetto strettamente operativo? Sarà necessario fare delle distinzioni in caso di assenza dal lavoro, individuando i certificati relativi alle tutele che spettano ai lavoratori, e in tal senso saranno i medici legali nelle varie sedi Inps ad effettuare le valutazioni del caso apponendo codifiche diverse in base alla situazione specifica.

Per i lavoratori che finiscono in quarantena Covid cosa succede quindi? Su ItaliaOggi leggiamo che “fino al 31 dicembre la quarantena con sorveglianza attiva e permanenza domiciliare precauzionale è stata equiparata a malattia ai fini del trattamento economico e fuori periodo di comporto”.

“A partire dal 1° gennaio, invece, le tutele non sono state riproposte ovvero rifinanziate e l’Inps, dunque, in mancanza di fondi, non può riconoscere l’indennità di malattia” spiega ancora il quotidiano “di conseguenza neppure i datori di lavoro possono più riconoscere come malattia il periodo di quarantena, a meno che non decidano di caricarlo sulle casse aziendali”.

“Qualora, nonostante ciò, dovessero riconoscere l’indennità di malattia e porla a carico Inps, l’Istituto ha avvertito che considererà l’operazione indebita richiedendo a rimborso quanto conguagliato su UniEmens“.

Unimpresa segnala il problema ma il governo Draghi non si muove

Il governo guidato dall’ex presidente della Bce ha ritenuto necessario prorogare fino al 31 marzo, oltre i limiti previsti dalla legge, lo stato di emergenza. Ne consegue che restano in piedi tutte le limitazioni previste fino al 31 dicembre 2021 per almeno altri 3 mesi durante i quali i contatti stretti di una persona positiva al Covid sono tenuti a rispettare l’obbligo di quarantena fiduciaria onde evitare ulteriori contagi.

Insomma il governo insiste sul tracciamento dei contatti, sulla necessità di isolare anche gli asintomatici in caso di contatto con persone risultate positive, tuttavia non si fa carico poi delle spese per sostenere coloro che, nel rispetto di tali disposizioni, non possono svolgere la propria attività lavorativa.

Un problema che è stato peraltro già segnalato da Unimpresa, con il consigliere nazionale Giovanni Assi che ad inizio gennaio si era rivolto al governo di Mario Draghi spiegando che: “nonostante i dati riferiti ai contagi da Covid-19 siano in costante crescita e nonostante l’avvenuta proroga dello stato di emergenza fino al 31 marzo 2022, qualcuno al Governo si è nuovamente dimenticato il problema che Unimpresa aveva sollevato quest’estate al ministro Orlando sull’equiparazione dell’assenza dal lavoro per quarantena alla malattia nel settore privato”.

“Sembra di rivivere un incubo, pertanto si chiede che il ministro del Lavoro intervenga a chiarire tale aspetto, senza far ripiombare nel caso di non più di 4 mesi fa e poi risolto con grave ritardo tra non pochi disagi tra gli operatori economici. Non esistono lavoratori di serie A e lavoratori di serie B, esiste solo una maledetta pandemia da cui tutti i lavoratori e le imprese debbono essere tutelate” ha dichiarato Assi.

Ad oltre un mese di distanza dalla comunicazione di Unimpresa il Governo guidato dall’ex presidente della Bce Mario Draghi non sembra aver recepito il messaggio, e di conseguenza nessuna misura è stata introdotta al fine di tutelare i lavoratori costretti in quarantena come previsto dalle norme imposte dallo stesso esecutivo.

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