Decreto Aiuti 2: niente proroga del bonus 200 euro, ma taglio del cuneo fiscale con aumenti in busta paga. Ecco per chi

busta paga, carte di credito e varie banconote disposte su un piano

Alla fine non ci sarà nessuna proroga del bonus 200 euro in busta paga per lavoratori dipendenti, pensionati e disoccupati con Naspi o Reddito di Cittadinanza, il beneficio rimarrà, come da programma peraltro, una tantum.

Il secondo decreto Aiuti quindi non elargirà una seconda volta il bonus da 200 euro per lavoratori e disoccupati con reddito fino a 35 mila euro, ma prevede che questo stesso beneficio venga riconosciuto ad altre categorie che erano rimaste escluse dal bonus inserito nel primo decreto Aiuti.

Non solo, il nuovo decreto Aiuti introdurrà per i lavoratori un ulteriore taglio del cuneo fiscale che dovrebbe produrre comunque degli aumenti in busta paga per un importo che varia sulla base della retribuzione.

Quali sono le misure inserite nel nuovo decreto Aiuti

Appurato che il nuovo decreto Aiuti non prorogherà il bonus da 200 euro in busta paga, vediamo quali sono le misure per i lavoratori che sono invece state inserite.

Prima di tutto abbiamo l’estensione del bonus una tantum ad una platea più ampia in quanto lo potranno ricevere anche le categorie che inizialmente erano state escluse dal beneficio. Potranno quindi ricevere il bonus da 200 euro i precari della scuola, dell’agricoltura e i lavoratori stagionali.

Abbiamo poi, tra le misure inserite nel nuovo decreto Aiuti cui sta lavorando il governo di Mario Draghi in questi giorni, ulteriori interventi per contenere i rincari sulle bollette di gas e luce.

Non solo, si parla anche dell’anticipo della rivalutazione delle pensioni proprio per rendere meglio sostenibile l’effetto dell’inflazione in particolare per le categorie maggiormente esposte come i pensionati che percepiscono un assegno previdenziale inferiore ai 1.000 euro.

Tra le altre misure nel decreto Aiuti 2 sembra sia già una certezza la proroga del taglio delle accise sui carburanti che dovrebbe essere esteso almeno fino al mese di ottobre.

Nel decreto Aiuti bis nuovo taglio del cuneo fiscale

Secondo quanto trapelato nelle scorse ore nel secondo decreto Aiuti troverà posto anche un ulteriore taglio del cuneo fiscale, il cui effetto dovrebbe essere un aumento di fatto degli importi erogati in busta paga.

Per quel che riguarda l’entità del taglio, si parla di una sforbiciata che potrebbe andare dallo 0,8% all’1%, ma non si esclude che alla fine si decida per un taglio più contenuto.

Questo taglio si andrebbe comunque ad aggiungere allo sconto decontributivo dello 0,8% che è già in vigore per tutto il 2022 per tutti i redditi fino a 35 mila euro.

Per conoscere tutti i dettagli della misura tuttavia è ancora presto, quello che sembra essere confermato è che anche in questo caso il taglio interesserà solo i redditi fino a 35 mila euro, e che resterà in vigore fino alla fine del 2022, dopodiché un’eventuale proroga dovrà essere valutata dall’esecutivo che si insedierà in seguito alle elezioni politiche del 25 settembre.

Con il nuovo taglio del cuneo fiscale per i redditi fino a 35 mila euro la detassazione del lavoro dovrebbe arrivare fino all’1,6% in tutto, o fino all’1,8% nella migliore delle ipotesi. E si sta anche valutando, stando a quanto riportato da Italia Oggi, di agganciare anche il taglio delle bollette al reddito, ma si tratta di una proposta non così facile da realizzare.

Con il decreto Aiuti 2 aumentano gli importi delle pensioni

Tra le categorie che beneficeranno degli interventi che dovrebbero essere contenuti nel nuovo decreto Aiuti c’è quella dei pensionati, che vedranno aumentare i propri trattamenti previdenziali.

Il governo sta infatti valutando di anticipare gli aumenti che normalmente dovrebbero scattare solo a partire dal 2023 per via della rivalutazione delle pensioni. A determinare l’aumento delle pensioni sarà quindi il meccanismo di rivalutazione attualmente in vigore, ma visto l’aumento vertiginoso dei prezzi ci si aspetta un incremento dell’assegno adeguatamente alto.

Se ipotizziamo un tasso di inflazione al 6,8% e una pensione di 1.000 euro al mese, l’aumento dell’assegno dovrebbe attestarsi intorno ai 68 euro lordi al mese. In base allo stesso calcolo nel caso di una pensione da 1.500 euro al mese l’aumento sarebbe di 102 euro, mentre per una pensione da 2.000 euro avremmo un aumento dell’assegno di 136 euro.

Quindi gli effetti del meccanismo di rivalutazione delle pensioni attualmente in vigore, che dovrebbe scattare sono a inizio 2023, potrebbe produrre i suoi effetti sulle pensioni con sei mesi di anticipo, anche se non in “misura piana”.

Su Il Sole 24 Ore viene infatti spiegato che l’indicizzazione potrebbe essere calcolata sull’inflazione dei primi sei mesi dell’anno, che risulta essere più contenuta di quella attuale.

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