una calcolatrice e una penna su un foglio con numeri e scritte

Le prime settimane che hanno preceduto la formazione del nuovo governo sono state all’insegna della tensione, e d’altra parte non è insolito che vi siano attriti più o meno duri quando si tratta di formare la squadra dei ministri.

Il governo guidato dalla prima premier donna nella storia della Repubblica italiana però sembra aver superato questa fase, e di essere ora proiettato verso la nuova manovra economica.

La prima riunione di Giorgia Meloni con i titolari dei vari dicasteri si è infatti svolta, secondo quanto riportato dai maggiori media, in un clima tutto sommato sereno e conciliante. Tuttavia il tempo stringe, e la situazione economica italiana tende a farsi più delicata di giorno in giorno.

Il primo ostacolo da superare, come di consueto, sembra essere quello delle risorse da reperire per mettere in campo tutte le misure inserite nel programma e sbandierate in campagna elettorale.

Nel caso specifico di questo esecutivo, si era parlato molto di pensioni e flat tax, ed ora è giunto il momento di passare ai fatti, con il titolare del ministero del Tesoro che avrà l’arduo compito di trovare le coperture necessarie.

La figura di Giancarlo Giorgetti dovrebbe garantire all’Italia un certo livello di fiducia da parte delle istituzioni di Bruxelles, eppure la scelta sull’attuale ministro dell’Economia e delle Finanze è giunta solo in seguito al rifiuto di Fabio Panetta, ex direttore di Bankitalia Spa, nonché attuale membro del Comitato esecutivo della Bce.

Le premesse per iniziare a lavorare alla nuova manovra economica sembrano quindi piuttosto buone, nonostante la situazione generale non sia sicuramente incoraggiante, ma la Legge di Bilancio 2023 dovrà essere approvata entro il 31 dicembre e restano appena due mesi di tempo.

Il problema delle risorse, la flat tax potrebbe slittare alla primavera

La prima emergenza cui il governo di Giorgia Meloni si trova a dover fare fronte è quella del caro bollette, ed è su questo che si dovrà concentrare l’esecutivo prima di iniziare a cercare risorse per la flat tax.

Il nuovo governo dovrà per forza di cose ricorrere ad un aumento del deficit che per il 2023 non passerà al 3,9% del Pil, come ipotizzato dal predecessore di Giorgetti, Daniele Franco, bensì al 4,5%.

Le difficoltà nel trovare le risorse necessarie per attutire l’impatto dei rincari sulle bollette dell’energia elettrica non potranno che far slittare il programma del centrodestra di intervenire sulla flat tax con un’estensione della misura ad una platea più ampia di partite Iva.

Attualmente, lo ricordiamo, la flat tax è in vigore per i redditi sotto i 65 mila euro, ma il governo di Giorgia Meloni prevede di estenderla a tutte le partite Iva con reddito fino a 100 mila euro annui.

Secondo quanto riferiscono i maggiori media però al momento il ministro Giorgetti sarebbe consapevole del fatto che le risorse per procedere in questa direzione non sono sufficinti, e quindi la flat tax rischia di slittare come minimo alla prossima primavera.

Inoltre l’attuale presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, ha fatto presente, proprio in questi giorni, che la Bce non intende rinnovare gli acquisti dei titoli di Stato dei Paesi membri quando arriveranno alla scadenza quelli che sono già in bilancio.

Un passaggio che per l’Italia si prospetta alquanto delicato, e in generale si intravede un calo del supporto da parte di Bruxelles nei confronti dell’Italia, il che andrà ad incidere appunto sui tempi per l’estensione della flat tax.

Flat tax ridimensionata, solo per partite Iva con reddito fino a 85 mila euro

Nei giorni scorsi la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha tenuto in discorso alla Camera affrontando alcuni dei punti più importanti nel programma di riforme del nuovo governo.

In quell’occasione è stato toccato il nodo dell’evasione fiscale e si è parlato della flat tax, e dell’obbiettivo del nuovo esecutivo di estendere la misura alle partite Iva con reddito fino a 100 mila euro annui.

Come sappiamo, la flat tax è uno dei cavalli di battaglia della coalizione di centrodestra che ha vinto le elezioni politiche del 25 settembre scorso, e consiste in una tassazione con aliquota fissa al 15% per le partite Iva con reddito fino a 65 mila euro.

Secondo quanto anticipato da Il Sole 24 Ore le novità in programma potrebbe essere introdotte un pezzetto per volta, e si potrebbe trattare almeno in queste prime fasi di una flat tax a scalini ridimensionata.

Il primo passaggio sarebbe quello di portare la platea di beneficiari fino ad includere le partite Iva con ricavi e compensi fino a 85 mila euro (invece che 100 mila) partendo dal 2023. Si arriverebbe alle partite Iva con reddito annuo fino a 100 mila euro solo a partire dal 2024.

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