Pannelli solari obbligatori sui tetti di tutte le abitazioni private? Ecco i piani di Bruxelles

tetto spiovente con pannelli solari

Si cerca di accelerare il più possibile in Ue per quel che riguarda la corsa verso una maggiore indipendenza energetica dalla Russia. Il piano per il potenziamento delle fonti di energia rinnovabili naturalmente si colloca in ogni caso nel contesto della svolta green su cui Bruxelles spinge molto ormai da diversi anni, ma i rapporti sempre più critici con Mosca hanno offerto senza dubbio una motivazione in più per raggiungere al più presto gli obiettivi prefissati.

Quando parliamo di svolta verso fonti di energia alternative ai combustibili fossili quali carbone, gas e petrolio, ecco che ci troviamo a parlare del piano REPowerEU, che per rendere l’Unione europea quanto più possibile indipendente dalle risorse energetiche russe prevede lo stanziamento di 195 miliardi di euro.

Nei piani dell’Ue 500 Gigawatt di energia solare entro il 2030

E nella cornice di questo progetto a lungo termine la Commissione Europea, stando a quanto emerso nei giorni scorsi, ha deciso anche di promuovere con forza l’installazione di pannelli solari sui tetti di tutti gli edifici pubblici entro il 2025, con la rimozione di alcuni paletti e lo snellimento della burocrazia al fine di rendere più agevole e più rapida l’approvazione di nuovi impianti ad energia pulita.

I dettagli della tabella di marcia non sono ancora stati tutti definiti, ed anche le tappe da raggiungere e le scadenze da rispettare sono tutte da fissare. Per ora la Commissione Ue sembra aver stabilito che entro il 2025 si dovrà raggiungere una capacità di energia solare di 300 GW, che diventerebbero 500 GW entro il 2030.

In questo caso il raggiungimento di questi target non può che passare attraverso l’installazione di pannelli solari su un elevato numero di edifici, non solo pubblici ma anche privati, con particolare attenzione soprattutto a quegli edifici che per le loro caratteristiche risultano essere ad elevato consumo energetico.

Premesso quindi che alcuni edifici avranno la priorità per quel che riguarda l’accesso agli incentivi per l’installazione di impianti fotovoltaici, punto su cui sembra vi sia un sostanziale accordo a 360 gradi, alcuni Paesi membri hanno suggerito di modificare gli obiettivi da raggiungere, o meglio hanno suggerito di alzare l’asticella.

Si tratta di cinque Paesi membri in particolare, Austria, Spagna, Lituania, Belgio e Lussemburgo, che hanno proposto di porre come obiettivo da raggiungere entro il 2030 il raggiungimento non di 500 GW di capacità di energia solare, bensì 1 TW. I rispettivi rappresentanti nei giorni scorsi hanno infatti già comunicato alla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, che dal loro punto di vista il traguardo deve essere spostato un po’ più avanti.

Pannelli solari obbligatori su edifici pubblici e privati

Per raggiungere gli obiettivi che Bruxelles deciderà alla fine di fissare, non si passerà solo dagli incentivi per l’installazione di impianti fotovoltaici, né sarà sufficiente snellire la burocrazia per ottenere le autorizzazioni necessarie all’installazione dei pannelli solari, e a facilitare l’accesso alle risorse che verranno messe in campo, ma a quanto pare si andranno ad introdurre delle nuove norme che renderanno i pannelli solari sui tetti di edifici pubblici e abitazioni private obbligatori.

Ancora non vi è modo di capire con chiarezza quali saranno esattamente gli edifici interessati da tale obbligo, ma si presume che i primi della lista saranno i nuovi edifici e quelli già esistenti che appartengono alla classe energetica D o superiore, vale a dire quelli che in teoria hanno il consumo energetico più elevato.

Se la proposta dell’obbligo di installare pannelli fotovoltaici sui tetti degli edifici dovesse passare, gli Stati membri dovrebbero intervenire per snellire le procedure per ottenere le autorizzazioni per le installazioni di impianti di energia pulita. In tal caso si andrebbero ad alleggerire le norme di protezione ambientale nelle “aree di libero accesso” che i Paesi membri si troverebbero a dover indicare.

Si dovrà investire quindi sulla formazione di lavoratori del settore solare, e la Commissione provvederà a sostenere i progetti di produzione di apparecchiature fotovoltaiche, inoltre sta valutando la possibilità di proporre obiettivi più ambiziosi per quanto riguarda l’espansione delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica.

In quest’ottica si prevede di raggiungere una quota del 45% di energie rinnovabili entro il 2030, invece dell’attuale target del 40%. Si sta inoltre valutando di ridurre del 13% il consumo energetico dei Paesi dell’Unione Europea entro il 2030 rispetto al consumo previsto, mentre l’obiettivo fissato ad oggi è quello di una riduzione del 9%.

L’Ue verso l’indipendenza energetica dalla Russia

Quello di ridurre le emissioni di carbonio del 55% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030 era uno degli obiettivi che la Commissione Europea aveva posto, e con esso quello di raggiungere il 40% di energia prodotta utilizzando fonti rinnovabili.

Con la guerra tra Russia e Ucraina e per via della decisione di imporre sanzioni economiche contro Mosca, si è deciso di dare una forte spinta al piano di potenziamento delle fonti rinnovabili, e al contempo a porre obiettivi più ambiziosi grazie al raggiungimento dei quali dovrebbe essere possibile, non prima di una decina di anni, raggiungere l’indipendenza energetica dalla Russia.

Non dimentichiamo che allo stato attuale delle cose i Paesi europei dipendono molto dalle importazioni di prodotti energetici dalla Russia, basti pensare che circa il 40% del gas che importiamo arriva proprio da Mosca, insieme al 20% del petrolio.

Il piano REPowerEu, che è ancora in fase di elaborazione e che probabilmente subirà ulteriori modifiche prima della sua pubblicazione nei prossimi giorni, indica le fonti rinnovabili come il modo migliore per contrastare il cambiamento climatico e per raggiungere l’indipendenza energetica dalla Russia. Insieme alle rinnovabili ricoprono un ruolo importante, sempre secondo lo stesso documento, il gas naturale liquefatto (GNL) e l’idrogeno generato da fonti rinnovabili.

Come l’Ue farà a meno del gas russo, i punti critici

L’obiettivo di raggiungere l’indipendenza energetica dalla Russia passa per il potenziamento di tutta l’infrastruttura del gas, e vi sono diversi punti critici da affrontare, a cominciare dal fatto che così com’è strutturata impedisce agli Stati membri di inviare il gas importato ai Paesi vicini nel momento in cui dovessero interrompersi le forniture da Mosca.

Se prendiamo il caso della Romania e della Bulgaria, i due Paesi che si sono rifiutati di pagare il gas in rubli, quando le forniture da parte di Gazprom si sono interrotte si sono trovati a ricevere il gas dai Paesi vicini, ma con capacità di approvvigionamento limitata.

In particolare il piano per arrivare a fare a meno del gas russo prevede la modifica dei requisiti tra Francia e Germania sull’odorizzazione del gas per motivi di sicurezza, il miglioramento delle interconnessioni in Polonia e la realizzazione di un nuovo collegamento dalla Grecia per l’importazione di Gas naturale liquefatto da far arrivare agli altri Paesi europei.

Nello specifico, per quel che riguarda la questione del gas, se da Mosca le forniture venissero interrotte del tutto, i Paesi Ue sarebbero costretti al razionamento del gas. Il documento stilato dalla Commissione Ue prevede che i settori più colpiti siano quelli dell’industria chimica, del vetro e della ceramica, che insieme rappresentano metà del consumo di gas industriale.

Se fossimo in grado di attuare appieno le proposte contenute nel piano REPowerEU, l’Europa sarebbe in grado, ma non prima del 2030, di ridurre il consumo di gas del 30%, per un totale di 100 miliardi di metri cubi in meno.

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