Le conseguenze della guerra commerciale USA - Cina sui mercati finanziari

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Un'analisi sugli impatti sui mercati finanziari dell'escalation nelle tensioni USA - Cina.

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L'avversione al rischio è riemersa sul mercato finanziario la settimana scorsa mentre la guerra commerciale USA - Cina sembrava sempre farsi più profonda e imminente. La Cina ha pubblicato una lista di $ 60,00 miliardi di beni statunitensi che Pechino prevede di interessare con le tariffe, con una sostanziale rappresaglia alla proposta del presidente Donald Trump di imporre dazi per $ 200,00 miliardi di dollari sulle importazioni cinesi.

Anche in virtù di quanto sopra, il dollaro statunitense ha ceduto terreno sul finire della scorsa settimana contro un paniere di valute: a pregiudicare le sue prestazioni anche la pubblicazione di dati piuttosto fiacchi sul fronte della crescita dei libri paga non agricoli nel Paese, dopo due mesi di incrementi robusti.

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A parte i dati sull'occupazione, la Federal Reserve ha scelto di lasciare i suoi tassi di interesse di riferimento invariati, e ha detto che la crescita negli Stati Uniti è rimasta ferma. Il PIL del secondo trimestre è cresciuto a un tasso annualizzato del 4,10% mentre la spesa dei consumatori è rimasta vivace. Nelle notizie sugli utili societari, Apple ha superato le aspettative di Wall Street e di fatturato, e la nuova impennata del valore delle azioni ha permesso al gigante tecnologico di divenire la prima azienda a superare la capitalizzazione di mercato di un trilione di dollari.

Da questa parte dell'Atlantico, l'euro è rimasto debole, anche a causa di una crescita sottotono della produzione manifatturiera di luglio nella regione, e di una discreta prudenza degli investitori. Nel frattempo, la sterlina britannica è stata la valuta principale meno performante di tutte, con gli investitori che evidentemente guardano con occhi dubbiosi alle conseguenze della Brexit. Lo yen ha continuato la sua lotta contro il dollaro USA dopo che la Banca del Giappone ha votato a sorpresa, martedì, il mantenimento di una politica monetaria evidentemente ultra accomodante. Lo sforzo è destinato a aumentare l'inflazione, che la Banca Centrale ha riconosciuto potrebbe rimanere al di sotto del suo target del 2,00% fino ad almeno 2021.

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Per questa settimana, il focus sarà probabilmente incentrato sugli input della Banca Centrale dall'Australia e dalla Nuova Zelanda, e dai dati di inflazione negli Stati Uniti, e ancora del PIL del Regno Unito. La Reserve Bank of Australia annuncerà martedì la decisione sul tasso di interesse, mentre la Reserve Bank della Nuova Zelanda seguirà il suo esempio mercoledì. Si prevede che nessuna delle due banche centrali apporterà alcuna modifica. Tuttavia, il dollaro australiano e neozelandese sarà al centro dell'attenzione mentre gli investitori cercheranno indizi sui cambiamenti nei toni accomodanti di queste banche.

Dagli Stati Uniti, i prossimi dati CPI per luglio dovrebbero continuare la tendenza al rialzo, con il consenso delle previsioni degli analisti per l'inflazione che mostrano una lettura mese su mese dello 0,20%. La sterlina sarà invece guidata dai numeri del Pil del secondo trimestre nel Regno Unito, in pubblicazione venerdì. La lettura trimestrale è prevista poter arrivare allo 0,40% rispetto allo 0,20% del trimestre precedente mentre si prevede che il dato annualizzato mostri un’economia in crescita all'1,30%.

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