Lo scoppio della guerra in Ucraina e la conseguente crisi geopolitica tra Occidente e Russia ha avuto un impatto molto netto sul mercato del Forex. Come abbiamo avuto modo di evidenziare già nelle scorse settimane, a trerre vantaggio da questa situazione è stato il Dollaro Usa mentre il grande sconfitto è l’Euro.

In questi minuti si sta assistendo da una sorta di estremizzazione di questo trend visto che il cambio Euro Dollaro, come si può vedere dal grafico in basso, è crollato fino a quota 1,08. La discesa del cross è stata frutto di un ulteriore rafforzamento del Biglietto Verde a cui è corrisposta, anche oggi, una perdita di valore della Moneta Unica. 

Dinanzi ad un trend così netto, viene spontaneo chiedersi quali siano le ragioni alla base del nuovo calo del cross Eur/Usd. Analizzando il timing grafico, si può notare come il picco minimo sia stato raggiunto dalla coppia prima della pubblicazione del dato sull’inflazione Usa nel mese di marzo. Proprio nei minuti precedenti alla diffusione del market mover più atteso di oggi, il Biglietto Verde è salito ai massimi dal 2017.

Questa evoluzione è ben sintetizzata dall’andamento dell’indice del Dollaro, paniere che replica l’andamento di USD contro un paniere di altre 6 valute tra cui l’Euro). Ebbene proprio il Dollar Index, mentre i rendimenti dei titoli di stato Usa a 10 anni salivano al 2,826 per cento, raggiungeva quota 100,17, livello massimo da febbraio 2017 (+0,2 per cento rispetto a ieri). 

Il timing degli eventi induce ad ipotizzare che siano state proprio le attese sull’andamento dell’inflazione Usa nel mese di marzo a determinare la nuova fiammata del Biglietto Verde nei confronti di tante altre valute a partire dall’Euro. 

Prima di analizzare come si sono mossi i prezzi al consumo Usa in rapporto a quelle che erano le attese della vigilia, ricordiamo ai nostri lettori che la situazione in atto sul Forex può essere sfruttata per investire attraverso i CFD (contratti per Differenza). Per operare consigliamo però di scegliere solo broker che offrono strumenti avanzati. Un esempio è il Copy Trading eToro grazie al quale è possibile replicare le strategie dei traders migliori sul Forex. 

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Inflazione Usa: come è andata a marzo 2022

I dati ufficiali sull’inflazione Usa nel mese di marzo sono stati diffusi nel primo pomeriggio. Stando a quanto comunicato dalle autorità preposte, l’indice dei prezzi al consumo è salito dell’8,5 per cento su base annua. Si tratta del rialzo più ampio da gennaio 1982.

Il dato non ha fatto altro che confermare l‘ulteriore accelerazione delle pressioni inflazionistiche. Infatti nel mese precedente (febbraio 2022), l’inflazione aveva registrato una progressione del 7,9 per cento. Al tempo stesso non è da sottovalutare che i prezzi al consumo Usa sono addirittura cresciuti ad un tasso superiore a quello che era atteso dagli analisti. Gli esperti, infatti, di attendevano per marzo un’inflazione a +8,4 per cento su base annua.

In questo contesto, l’unico elemento rincuorante riguarda la componente core dell’indice dei prezzi al consumo. Ebbene su base annua questo dato ha segnato un +6,5 per cento rispetto al 6,4 di febbraio e leggermente sotto le stime degli analisti che puntavano su un +6,5 per cento.

Mese su mese, invece, l’inflazione Usa è salita dell’1,2 per cento, muovendosi in linea con le attese e in riazlo rispetto al +0,8 per cento precedente. Sempre su base mensile, l’inflazione core ha registrato un rialzo dello 0,3 per cento a un ritmo inferiore rispetto al +0,5 per cento messe in preventivo dagli analisti.

Considerando che nel mese precedente, il dato core aveva evidenziato un +0,5 per cento, si può evidenziare come l’aumento dell’indice dei prezzi al consumo core su base mensile sia il contenuto dal mese di settembre.

Inflazione Usa marzo 2022: quali erano le stime

Per valutare correttamente l’andamento dell’inflazione Usa nel mese di marzo, è necessario conoscere quelle che erano le previsioni della vigilia. Ebbene gli analisti raccolti da Investing.com si attendevano una nuova impennata dell’accelerazione Usa fino all’8,4 per cento dopo i massimi degli ultimi 40 anni che erano stati ragginti a febbraio. Secondo gli esperti un andamento simile dei prezzi al consumo potrebbe confermare la volontà della Federal Reserve di procedere ad un aumento dei tassi d’interesse dello 0,5 per cento. 

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Secondo Antonio Tognoli, head of research di Integrae SIM, se il dato sull’inflazione usa dovesse essere confermato, nella prossima riunione del Fomc della FED in programma il 4 e 5 maggio ci potrebbe essere un aumento di 50 punti base dei tassi e l’avvio del taglio del bilancio di 95 miliardi di dollari al mese. Due misure che, a quel punto, sarebbero indispensabili per dare un freno alla crescita dell’inflazione.

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