Deficit/Pil al 2,4%? Ecco quanto può salire lo spread

Stanno soffrendo in queste ore i bond governativi italiani a breve scadenza. Il rendimento del Btp Biennale ha registrato un picco in salita di 12 punti base, così come sono saliti i tassi a scadenza medio lunga (il Btp Decennale ha un tasso che sta per toccare il 3%). Lo spread ha toccato nella giornata di ieri un aumento fino a quota 250 punti, salvo poi tornare sui 236.

Una situazione, questa, determinata da quanto sta accadendo con la Legge di Bilancio. Il Consiglio dei Ministri ha infatti varato la nota di aggiornamento al Def, all’interno della quale si trovano le stime dell’esecutivo in merito ai conti pubblici, e nello specifico riguardo la nota questione del rapporto deficit/pil per il prossimo triennio.

Il Ministro del Tesoro Giovanni Tria, sin dal primo momento, ha fatto pressioni perché si contenesse il deficit intorno all’1,6%, e soprattutto che non venisse superato il muro del 2%. Alla luce dei fatti però, il braccio di ferro durato fino ad ora non lo ha visto uscire vincitore.

Sarà del 2,4% il rapporto deficit/pil del prossimo triennio. Questa la percentuale dell’accordo trovato dalla maggioranza di governo, in cerca di fondi per rilanciare l’economia del Paese.

Col deficit al 2,4% quanto potrebbe salire lo spread? Ecco le stime degli analisti

Secondo gli analisti di Bloomberg il livello di spread attuale sarebbe compatibile con un deficit al 2,4 percento, ma quando questo scenario si concretizzerà realmente il rischio è quello di un’impennata del differenziale che farebbe toccare, e forse persino superare, la soglia dei 300 punti base.

In questi giorni, alcune società internazionali di gestione del risparmio come Fidelity e Black Rock, avevano preso posizione sui titoli italiani, scommettendo su una Legge di Bilancio più prudente. In parole povere si aspettavano che a spuntarla alla fine fosse il Ministro Tria, ma ora che lo scenario si è rivelato completamente diverso potrebbe esserci una chiusura di queste posizioni ed una conseguente impennata della volatilità.

Ma non è tutto, perché indipendentemente da questo, sia Standard & Poor, sia Moody’s intendono rivedere il merito di credito dell’Italia, ed il rischio di un declassamento è decisamente alto. In caso di declassamento, spiega David Simner, gestore di portafoglio obbligazionario di Fidelity International, se il deficit fosse all’1,6% Moody’s conserverebbe un outlook stabile per il futuro. Con un deficit al di sopra del 2,3% ci sarebbe sia il downgrade che l’outlook negativo ed a quel punto i Btp si avvicinerebbero pericolosamente alla classificazione “junk”.

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