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Pil area euro, il peso del Covid-19 è superiore alle attese degli analisti

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Peggiorano rispetto alle attese i dati sulla crescita economica dell'area euro a fine 2020.

Pesa più delle attese il Covid-19 sulle prospettive di crescita economica dell’area euro. Secondo quanto affermano gli ultimi dati diffusi da Eurostat, infatti, l’economia dell’Eurozona ha subito una flessione maggiore delle stime preliminari negli ultimi tre mesi del 2020, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con i consumi delle famiglie che sono inoltre crollati drasticamente a causa delle misure di lockdown introdotte dai governi per contrastare la diffusione del coronavirus.




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Calo Pil Eurozona – 0,7% su trimestre

Ciò premesso, i dati parlano piuttosto chiaro, lasciando ben poco spazio all’immaginazione: il Prodotto interno lordo dell’area dei 19 Paesi che usano l’euro è calato dello 0,7% su trimestre, contro il – 0,6% delle stime iniziali. La contrazione finale su anno è del – 4,9%, rispetto al – 5% che era stato previsto.

A pesare maggiormente sull’evoluzione negativa del dato sono stati soprattutto i consumi delle famiglie, che hanno ceduto 1,6 punti percentuali dai risultati finali del trimestre, e 4,1 punti percentuali dal dato tendenziale.

Il ruolo del lockdown

È evidente che a pregiudicare i dati di crescita economica siano stati i numerosi lockdown con cui le economie dell’area euro hanno dovuto fare i conti, e che hanno indotto le attività economiche dell’area a bloccarsi, con ricadute sui posti di lavoro, e non solo.

In tal senso, l’Eurostat sottolinea come negli ultimi trimestre del 2020 i disoccupati nella zona euro siano comunque calati di 3,1 milioni di unità rispetto allo stesso periodo del 2019, per un numero pari a 157,9 milioni di persone. L’incremento dell’occupazione è dello 0,3% nel trimestre, contro l’1% del trimestre precedente.

Il maggior numero di persone che lavorano stride tuttavia con il numero di ore di lavoro, calato dell’1,6% nel quarto trimestre rispetto a quello precedente, dopo l’incremento del 14,4%, quando tuttavia la base statistica di partenza era rappresentata dal periodo di chiusura per la prima ondata di Covid-19.

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