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Istat, il fatturato industriale torna sopra i livelli pre-Covid

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Sono incoraggianti le ultime pubblicazioni macroeconomiche da parte dell'Istat per l'industria italiana

Il fatturato dell’industria italiana torna sopra i livelli precedenti la crisi da Covid-19. Ad affermarlo è l’Istat, secondo cui sono evidenti i segnali di accelerazione sia sul mercato domestico che al di fuori dei confini nazionali, con la componente interna che è oramai in grado di mostrare una maggiore vivacità rispetto a quanto non abbia fatto quella esterna.




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Il risultato è che il fatturato dell’industria ad aprile è cresciuto del 3,3% su base mensile, con un traghettamento del + 4% per quanto concerne il mercato interno e dell’1,7% del mercato estero. Il dato rafforza altresì la media trimestrale febbraio – aprile 2021, che cresce del 4,8% rispetto al trimestre precedente.

Il dato macroeconomico si inquadra evidentemente all’interno di un più ampio supporto panoramico di ripresa delle attività economiche dell’Italia, con l’auspicio che durante l’estate si possa assistere a un’ulteriore accelerazione grazie alla riattivazione del settore dei servizi, che ha sofferto duramente durante l’emergenza sanitaria.

Come ricordava il quotidiano La Repubblica, inoltre, il dato si può leggere in integrazione con il dossier realizzato dai consulenti di EY nella Europe Attractiveness Survey, ovvero lo studio che analizza l’evoluzione degli impieghi esterni in Europa, andando a comprendere quali sono le percezioni degli operatori internazionali, e il livello di attrattività di ogni Paese.

Ebbene, i dati pubblicati proprio in contemporanea con quelli del fatturato industriale sostengono che ben il 48% dei manager ha intenzione di investire in Italia nel prossimo futuro, e che il 60% di questi è convinto che il Paese diventerà più attrattivo nel corso dei prossimi tre anni.

Buone notizie, dunque, che trovano conferma anche dal dato dell’indice destagionalizzato del fatturato: ad aprile l’indicatore era a 114,2 punti (la quota 100 è il dato del 2015), mentre nel febbraio 2020, ovvero poco prima dello scoppio della pandemia, era a 108,1 punti.

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