Trade war, Cina apre agli Stati Uniti ma con riserve

Wang Shouwen, vice ministro del commercio cinese, ha dichiarato che la Cina è pronta a discutere sull’attuale disputa commerciale, ma ha bisogno che gli Stati Uniti mostrino sincerità e non mettano un “coltello alla gola” a Pechino.

Il vice ministro ha poi affermato che le restrizioni commerciali poste in essere dagli Stati Uniti sono la causa dei colloqui bloccati e che qualsiasi ripresa dipende da loro. Ha poi ricordato come le due parti avessero già raggiunto un certo consenso nei quattro precedenti round di colloqui e che non ha idea del perché gli Stati Uniti abbiano poi assunto un diverso atteggiamento.

Al momento non vi è alcun segno tangibile che gli Stati Uniti riprenderanno i negoziati, con il presidente Donald Trump che invece minaccia ulteriori tariffe e un funzionario degli Stati Uniti che dice agli agricoltori che dovrebbero diversificarsi al di fuori del mercato cinese. I commenti che arrivano da Pechino mostrano altresì che neanche la Cina si sta arrendendo, dopo che le due parti hanno imposto un aumento dei prelievi l’una sull’altra all’inizio di questa settimana.

La Cina non sacrificherà il suo diritto di sviluppare la propria economia per tali negoziati commerciali, ha detto Fu Ziying, negoziatore commerciale internazionale del Ministero del Commercio, aggiungendo che la Cina non invertirà la rotta, ma approfondirà le riforme in corso della sua economia.

Ad aggiungersi a queste dichiarazioni, ricorda poi un focus di Bloomberg, è anche il vice presidente della Commissione per lo sviluppo e la riforma nazionale, Lian Weiliang, secondo cui l’economia è resiliente e può resistere ai rischi della disputa commerciale. Per il vice presidente il Paese stimolerà il consumo interno, gli investimenti e migliorerà il sentimento delle imprese private per contrastare l’impatto della disputa con gli Stati Uniti, oltre a migliorare anche la cooperazione con le nazioni dell’Unione Europea, Giappone, Russia e area Asean.

È ancora Fu a rammentare poi che sia normale per gli Stati Uniti e per la Cina avere delle dispute commerciali, ma i loro interessi comuni sono molto più grandi delle aree problematiche. In fondo, mentre gli Stati Uniti hanno un deficit commerciale con la Cina, sono le società cinesi ad avere un “deficit di profitto” con gli Stati Uniti.

Ulteriormente, alla domanda sul trasferimento forzato della tecnologia da aziende straniere a imprese cinesi, Wang ha detto che il governo non ha alcuna politica che lo impone, ma che si riserva il diritto di domandare alle società straniere operanti in determinati settori di partecipare a joint venture con aziende locali, per un’ipotesi che – ha affermato – è consentita dalle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio.

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