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Semiconduttori ancora in ritardo, pesano i nuovi casi di Covid in Asia

chip

Le nuove ondate di coronavirus pesano sulla regolarità dei cicli produttivi in alcuni Paesi asiatici.

La nuova ondata di Covid-19 in alcuni Paesi asiatici come Taiwan e Malesia, sta rendendo più complicata la regolarità della fornitura di semiconduttori e altri beni utilizzati principalmente dalle aziende del settore tecnologico e da quello automobilistico.




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L’argomento, non certo nuovo agli occhi degli investitori e degli operatori di settore, è tornato prepotentemente alla ribalta dopo un recente report del Wall Street Journal che, citando le dichiarazioni di Intel, afferma che le difficoltà non solo dureranno per tutto il prossimo anno, ma potrebbero altresì arrivare a interessare la regolarità dei cicli produttivi e distributivi fino al 2023.

In particolare, in Malesia la produzione di chip sarebbe stata rallentata recentemente proprio dalla nuova crescita dei contagi, con una contrazione dei prezzi dei prodotti correlati che intanto si aggira tra il 15% e il 40%. Dal canto suo, a Taiwan in una delle più note aziende del settore, specializzata nei test e nel packaging dei processori, si è sviluppato un picco di casi di coronavirus che ha impedito di lavorare a pieno regime e che porterà la produzione di questo trimestre ad essere circa un terzo di quella inizialmente prevista.

In ogni caso, per il momento il settore – pur con evidenti rallentamenti – continua ad andare avanti grazie ad altre aziende che non stanno manifestando forti contrazioni nei ritmi di produzione, come la Tsmc che, tra l’altro, lavora per la Apple e per la Qualcomm.

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