Mercati emergenti, il futuro è di ripresa o di sofferenza?

Dopo un ottimo 2017, il 2018 si accinge a chiudersi come un anno particolarmente complicato per l’azionario dei mercati emergenti. Ma che cosa accadrà nel prossimo futuro?

A parlare di ciò (e non solo) è stato nelle scorse ore Salman Ahmed, PhD, Chief Investment Strategist e Didier Rabattu, Head of Equities di Lombard Odier IM, per il quale il sentiment e la crescita dei fondamentali hanno subito l’impatto dei timori legati alla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, del Quantitative Tightening della Federal Reserve e di un dollaro più forte, oltre a quello di una serie di shock idiosincratici in alcuni paesi, come Turchia e Argentina.

Insomma, un mix evidentemente negativo, che tuttavia potrebbe presto scemare, con le pressioni per gli asset dei mercati emergenti destinate a diminuire in uno scenario meno pessimistico. Se così fosse, il 2019 potrebbe candidarsi per l’essere una ripresa sempre più sostenuta degli asset dei mercati emergenti.

Tensioni commerciali USA / Cina

La relazione tra gli Stati Uniti e la Cina è stato un elemento che ha influenzato in misura molto significativa il panorama geoeconomico e geopolitico mondiale, e negli ultimi mesi l’acuirsi delle tensioni commerciali tra i due Paesi ha dato il via a una serie di ripercussioni valutate centinaia di milioni di dollari.

Ora, le elezioni di Midterm hanno effettivamente dato un impulso potenzialmente positivo per rasserenare gli animi: in sintesi, considerato che i repubblicani hanno perso la Camera in favore dei democratici, ci si aspetta dai dem un maggiore ostruzionismo che potrebbe bloccare nuove azioni di politica fiscale da parte di Trump che, a quel punto, per non scoraggiare la crescita economica a stelle e strisce, potrebbe scegliere di ammorbidire le tensioni cinesi per puntare nuovamente sull’incremento del commercio globale.

Tuttavia, è anche vero che un recente discorso del Vice Presidente Mike Pence ha recentemente evidenziato come la diffidenza dei politici statunitensi nei confronti della Cina sita continuando a crescere. In tal senso, dunque, nemmeno le elezioni di metà mandato hanno cambiato le dinamiche di fondo di Capitol Hill.

Nonostante qualche tiepida apertura cinese, è molto probabile che le questioni alla base della spaccatura tra i due blocchi economici più importanti del mondo non verranno risolti nel breve tempo, ma passi reciproci in avanti potrebbero comunque avere un impatto significativo sul mercato e, dunque, anche per le azioni dei mercati emergenti.

Midterm USA, elezioni positive per gli emergenti

L’esperto torna poi a rammentare come con le elezioni di medio termine i democratici siano tornati a conquistare la maggioranza alla Camera dei rappresentanti. Un fattore probabilmente negativo per il dollaro, considerato che le possibilità di un ulteriore miglioramento degli stimoli fiscali sono destinate a diminuire. Tuttavia se, come abbiamo visto, sul fronte geoeconomico il risultato delle elezioni di midterm non ha un impatto diretto sulle relazioni USA/Cina, potrebbe indirettamente modificare il programma del presidente Trump in un’ottica più favorevolmente commerciale, a beneficio anche degli emergenti.

Previsto uno slancio per l’economia cinese

Ahmed si sofferma poi nell’osservare come le misure di stimolo della Cina sono ora visibili ed è probabile che lo slancio della crescita diventi positivo.

Parlando dell’economia interna, l’esperto ricorda come nel corso delle ultime settimane si sia assistito ad un significativo aumento degli stimoli fiscali mirati da parte del governo e che in termini di liquidità, si sia assistito a iniezioni sul mercato del repurchase e a iniziative politiche per la fornitura di crediti al settore privato. In termini di dati macroeconomici, attualmente il Chinese economic surprise index sta mostrando segni di una maggiore tendenza al rialzo, con i dati che cominciano dunque a destare sorprese rialziste.

Complessivamente, Lombard Odier afferma di ritenere che il prossimo anno la crescita cinese potrebbe sorprendere al rialzo e che le stime di crescita del 6,2% per il 2019 potrebbero dover essere riviste in positivo, dato che l’impatto di varie mosse politiche inizia ad essere visibile nei dati.

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