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Mercati emergenti, la Banca Mondiale condivide previsioni non brillanti

emergenti

Le nuove previsioni (non ottime) della Banca Mondiale su emergenti e mercati in via di sviluppo.

La Banca Mondiale ha recentemente aggiornato la gamma delle proprie previsioni sull’evoluzione dei mercati emergenti, soffermandosi su stime non brillanti, pur non allarmanti.

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Crescita economica

In primo luogo, la Banca Mondiale ricorda come la crescita economica globale sarà moderata, considerato che la ripresa del commercio e della manifattura tendono a perdere vigore. Nelle economie avanzate le attività dovrebbero dunque rallentare, mentre nei mercati emergenti e nelle economie in via di sviluppo potrebbe perdere vigore, con entità più deboli di quanto precedentemente previsto. La crescita globale dovrebbe nel complesso passare dal 3% del 2018 al 2,9% del 2019, per poi stabilizzarsi nel 2020-21 al 2,8%.

Aumenta l’incertezza

Altro fattore su cui la Banca Mondiale si sofferma è legato all’aumento dell’incertezza. Il riflesso è ben evidente: la fiducia è in calo, così come in calo sono le attività sul mercato azionario. Di contro, crescono i costi dei finanziamenti e i deflussi di portafoglio nei mercati emergenti. I prezzi dell’energia hanno subito forti fluttuazioni, e quelli dei metalli e delle materie prime agricole si sono indeboliti, a causa principale dei timori degli effetti delle tariffe commerciali.

Ripresa in stallo sugli emergenti

In tale contesto, appare sempre più chiaro come la ripresa dei mercati emergenti si sia arrestata, pur potendo rimanere intorno al 4,2% nel 2019. Le previsioni di una decelerazione sono in alcuni casi significative, e determinate in varia misura dalla pressione sui finanziamenti esterni, dal rallentamento della domanda globale, dall’incertezza politica, dalla contrazione dei prezzi delle materie prime.

Insufficiente reddito pro-capite negli emergenti

Altro dato che spicca, alla luce di quanto sopra abbiamo introdotto, è anche il fatto che la crescita del reddito pro-capite negli emergenti dovrebbe stabilizzarsi al 3% nel 2019, insufficiente per ridurre il divario di reddito con le economie avanzate in oltre il 35% dei Paesi. In particolare, la crescita nell’Africa subsahariana, dove risiede più della metà dei poveri estremi del mondo, rimarrà contenuta nel breve termine, incapace di condurre a significativi progressi nella riduzione della povertà.

I rischi per gli emergenti

Tra i principali rischi per gli emergenti, vi sono quelli legati alle restrizioni commerciali e al loro ripercuotersi negativamente sulle catene del valore. L'incertezza politica e i rischi geopolitici rimangono piuttosto elevati, potendosi così ripercuotere sulla fiducia e sugli investimenti. I timori – ancora lontani – di una recessione statunitense e di una decelerazione più netta del previsto in Cina potrebbero inoltre innescare effetti a catena anche sugli emergenti.

Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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