La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina sta iniziando a pesare in modo consistente sulle aziende che operano nell’area Asia-Pacifico, con un numero crescente di aziende che segnalano ritardi o cancellazioni di investimenti rispetto all’anno scorso.

In particolare, secondo quanto affermano i dati della Camera di Commercio americana a Singapore, l’impatto sugli investimenti è stato citato dal 54% delle aziende intervistate, contro il 50% della fine del 2018. Non solo: più aziende rispetto allo scorso anno stanno altresì considerando la possibilità di modificare le catene di fornitura lontano dalla Cina e dagli Stati Uniti, le due parti coinvolte nella trade war.

Più nel dettaglio, dall’analisi emerge come negli ultimi sei mesi il 41% del campione abbia subito un “leggero” impatto negativo a causa della guerra commerciale, l’8% abbia registrato un “forte” impatto negativo, mentre il 32% non abbia registrato alcun impatto. Il 40% vede la guerra commerciale peggiorare ulteriormente nel prossimo futuro, e il 30% del campione afferma che rimarrà la stessa o sarà presto risolta.

I risultati dell’indagine hanno evidentemente contribuito a dipingere un quadro dai toni più foschi sulla guerra commerciale USA – Cina alla vigilia del programmato incontro tra i presidenti Donald Trump e Xi Jinping a margine del G20 incontri a Osaka, in Giappone. Anche se gli investitori concentrano le loro speranze su un certo allentamento dell’attrito tra le due economie, in realtà i mercati stanno altresì guardando ai possibili scenari peggiori, tra cui un potenziale aumento del 25% dei dazi degli Stati Uniti su 300 miliardi di dollari in beni cinesi.

Peraltro, si noti come nella stessa analisi siano altresì stati presi in considerazione i Paesi che potrebbero avvantaggiarsi di tale contesto. In particolar modo, il Vietnam è stato “proclamato” come maggiore beneficiario di un contesto di crescenti tensioni tariffarie, poiché offre alle aziende un ambiente in forte crescita e a basso costo, utile per poter spostare gli ordini e la produzione. Altri beneficiari potrebbero essere gli operatori indiani.

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