Azionario europeo, possibile una ripresa di fine anno

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Alcuni analisti ipotizzano una potenziale ripresa del mercato azionario europeo nei prossimi mesi.

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I mercati azionari europei stanno soffrendo un periodo particolarmente complesso, che potrebbe perfino approfondirsi nelle prossime settimane. Guai, però, a disperare. Secondo quanto suggerisce un recente outlook per l’azionario europeo a cura di Rory Bateman, Head of UK & European Equities, Schroders, infatti, il rimbalzo potrebbe essere (quasi) dietro l’angolo.

Dazi commerciali pesano sulle azioni europee

L’analista ricorda innanzitutto come nel corso del 2018 la prestazione dei mercati azionari europei sia stata deludente e, finora, al di sotto delle aspettative. Ora che l’ultimo quarto è iniziato, si osserva come l’indice MSCI Europe calcolato in euro e in termini di total return (considerando anche il pagamento dei dividendi) è rimasto poco mosso da inizio anno, mentre l’indice USA ha guadagnato oltre il 10% in dollari.

Sicuramente, a pesare sul trend azionario del vecchio Continente sono stati i timori per le tensioni commerciali e sulla revisione degli utili. Per quanto concerne i secondi, si noti come le previsioni sulla crescita degli utili sono state riviste al ribasso nel corso dell’anno, dal 10% circa al 5-6%: un tema certamente non nuovo, ma che non spiega del tutto i modesti declassamenti registrati sul mercato che potrebbero dunque essere più che altro legati a fattori politici come la guerra commerciale indotta dal Presidente Trump e la situazione politica in Italia e nei Paesi emergenti.

Per quanto attiene dunque i dazi statunitensi, anche se il timore di una trade war globale ha avuto un certo impatto sulle aspettative di crescita globale, “l’esperto rammenta come gli Stati Uniti siano in buona salute e i consumatori europei continuano a spingere la crescita dell’Eurozona. I rendimenti dei Treasury a 10 anni sopra il 3% indicano un buon livello di attività, che si somma a un aumento delle aspettative sull’inflazione. In Europa, la componente relativa ai servizi nell’indice PMI continua ad essere solida” –afferma l’analista.

Naturalmente, occorre anche rammentare come i PMI manifatturieri siano leggermente più deboli, e come siano appesantiti dalla domanda dei mercati emergenti in un momento in cui il commercio internazionale sta assimilando i cambiamenti a livello di dazi. Il sentiment sulle politiche del Presidente Trump è già stato sufficientemente prezzato – dichiara ancora Bateman - e lo slancio dell’economia europea può essere sufficiente a spingere gli utili e a portare un apprezzamento del mercato verso la fine dell’anno.

Un fine anno di ripresa

A conferma di quanto sopra accennato, si noti come la prestazione dei titoli ciclici e value europei abbia già iniziato a mostrare un miglioramento e che, almeno per le valutazioni di Schroders, la ripresa del mercato azionario in Europa potrebbe proseguire basandosi sulla divergenza nella crescita degli utili per azione tra le aziende statunitensi ed europee, spinta dal programma di buyback di azioni per un ammontare stimato di 1.000 miliardi di dollari portato avanti dalle società oltreoceano, dai tagli fiscali del Presidente Trump e dai riacquisti.

“In aggiunta, non siamo sorpresi nel constatare la forza del dollaro, in parte finanziata da vendite consistenti sull’Europa. Le stime sui riscatti di fondi nel corso di quest’anno hanno raggiunto i 22 miliardi di euro, data la crescita più consistente degli utili statunitensi, le preoccupazioni legate al commercio internazionale e la solita irrequietezza politica dell’Europa” – afferma Bateman.

In merito, la grande incertezza di fine anno per l’Europa potrebbe essere l’esito della Brexit, tra deal e no deal. Per il momento è molto difficile prevedere un risultato, ma l’ago della bilancia pende leggermente sul deal, cosa che potrebbe essere ben accolta dai mercati, soprattutto da quello britannico.

In sintesi, è possibile puntare con ottimismo sui mercati azionari europei a breve termine, con valutazione sicuramente attraente, e con il CAPE ratio (cyclically-adjusted price-to-earnings ratio) che è circa 20% al di sotto della media storica. L’enorme divergenza di performance rispetto agli USA di recente ha iniziato a rientrare e potrebbe continuare a ridursi. Ovviamente, sul mercato rimarranno anche forti volatilità e, dunque, gli investitori dovrebbero essere sufficientemente abili da poter sfruttare di tali volatilità.

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Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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