Regno Unito, a luglio disoccupazione in crescita nonostante fine lockdown

Stando a quanto affermano le ultime statistiche ufficiali, la disoccupazione nel Regno Unito è aumentata nel trimestre terminato a luglio, nonostante questo periodo abbia segnato l’avvio dell’allenamento delle restrizioni.

Il tasso di disoccupazione maggio – luglio si è infatti attestato al 4,1%, in aumento rispetto al 3,9% del precedente trimestre, che invece era interessato dalle misure più dure del lockdown, ricorda l’Office for National Statistics (ONS) del Regno Unito.

Le stime indicano che 32,98 milioni di persone di età pari ad almeno 16 anni sono state occupate tra maggio e luglio, 202.000 in più rispetto all’anno precedente, ma in calo di 12.000 unità rispetto al trimestre precedente. I dati trimestrali mostrano però un quadro diverso per uomini e donne: il numero di uomini occupati è aumentato di 22.000 unità, mentre quello delle donne è diminuito di 34.000 unità.

Facendo poi maggiore chiarezza sul quadro occupazionale nel Regno Unito, l’ONS ha affermato che la piccola diminuzione trimestrale dell’occupazione è il risultato di una forte diminuzione dell’occupazione per i giovani e i lavoratori anziani (persone di età compresa tra i 16 e i 24 anni e quelli di età superiore ai 65 anni), mentre i lavoratori autonomi e a tempo parziale sono stati quasi completamente compensati da un aumento dell’occupazione per i lavoratori di età compresa tra i 25 e i 64 anni e per i dipendenti a tempo pieno.

Rileviamo come i dati siano stati pubblicati dopo che le statistiche pubblicate il mese scorso hanno rivelato che, da marzo a maggio, l’occupazione nel Regno Unito ha visto il suo più grande calo trimestrale da oltre un decennio. Questi dati coprono l’apice del blocco che ha avuto inizio il 23 marzo e che ha lasciato aperti solo i negozi essenziali. Alcune restrizioni sono poi state allentate a maggio e poi, a metà giugno, con i negozi non essenziali che hanno finalmente potuto riaprire. All’inizio di luglio, i cinema, i ristoranti e i bar hanno potuto poi riavviare le loro attività, consentendo così ad un maggior numero di dipendenti del settore alberghiero del Regno Unito di tornare al lavoro.

Tuttavia, per gli analisti è improbabile che questi dati appena pubblicati siano in grado di mostrare la reale entità delle perdite di posti di lavoro causate dal coronavirus a causa dello schema di “licenziamento” del governo del Regno Unito, che ha visto sovvenzionare i salari dei lavoratori nel tentativo di impedire ai datori di lavoro di effettuare tagli. Il governo ha infatti pagato fino all’80% dei salari mensili dei lavoratori fino a 2.500 sterline, ma il regime di sostegni è previsto terminare il prossimo 31 ottobre.

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