Banche europee: quanto sono esposte alla Russia? Analisi e strategie

Nelle ultime settimane il settore bancario europeo è stato massacrato dalle vendite. Le stesse scene che si sono viste sul Ftse Mib (crollo delle azioni di tutte le banche, con le big in prima linea) hanno anche caratterizzato le piazze di Francoforte, Parigi e Londra. Tutte le più grandi banche hanno visto bruciare miliardi di capitalizzazione.

Pur nelle singole specificità, a determinare il tracollo dei titoli del settore bancario sono state le preoccupazioni per i possibili contraccolpi derivanti dall’introduzione di forti sanzioni contro la Russia. E infatti il sell-off sulle banche europee non è iniziato durante i primi giorni dell’invasione dell’Ucraina ma solo quando gli investitori hanno compreso che la portata delle sanzioni contro la Russia sarebbe stata molto forte.

La domanda che più di tutte è circolata (e continua a circolare) tra chi ha in portafoglio azioni delle banche europee riguarda l’esposizione. Al di là delle paura irrazionali delle ultime settimane, quale è l’esposizione delle banche UE verso la Russia? E’ dalla risposta a questo interrogativo che deriva la strategia trading sui titoli del settore bancario. Prima di scendere nel dettaglio del post, ricordiamo che oggi è possibile investire su tutte le azioni europee operando da una sola piattaforma. Non servono quindi 10 account diversi ma un solo login con eToro, piattaforma trading che offre anche la demo gratuita per imparare a fare pratica senza correre il rischio di perdere soldi veri. 

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Esposizione banche europee alla Russia: la verità

Lasciando perdere i soliti profeti dell’apocalisse secondo i quali le  banche europee hanno un’esposizione talmente ampia nei confronti della Russia, da rischiare seriamente, atteniamoci a quelli che sono i fatti. Secondo Romain Miginiac, CFA, Head of Research per le strategie Credit Opportunities di GAM Investments, nonostante i forti ribassi delle ultime settimane, il settore bancario europeo non dovrebbe subire reali contraccolpi dalle sanzioni che l’Occidente ha imposto contro la Russia. 

Questo perchè, dati alla mano, l’esposizione alle controparti russe è relativamente contenuta. Lo scoppio della guerra in Ucraina, infatti, può essere considerato un evento inatteso solo da chi non è sul pezzo. In realtà le banche del Vecchio Continente già da tempo avevano mutato il loor approccio con la Russia. Fin dall’annessione della Crimea nel 2014, infatti, fiutando un possibile aggravamento della tensione geopolitica in atto, le banche europee avevano iniziato a ridurre in modo sempre più marcato, la concessione di prestiti alla Russia. 

Quindi anche nel caso in cui di dovesse essere un totale azzeramento delle esposizioni russe delle banche, comunque i livelli di solvibilità delle banche del Vecchio Continente non verrebbero colpiti visto che, da anni, gli istituti, per essere in linea con le disposizioni BCE, hanno rafforzato la rispettive riserve di capitali. 

Secondo l’analista, inoltre, nelle ultime settimane il tono della narrativa sui dividendi degli azionisti per gli emittenti colpiti dalle sanzioni si è spostato verso un approccio conservativo. Ciò, ha proseguito l’analista, conferma la teoria degli azionisti alle prese con la perdita mentre ci sarebbero conseguenze sulle cedole degli Additional Tier 1 (AT1) solo se i coefficienti di capitale dovessero scendere al di sotto dei requisiti previsti per legge. 

Il caso delle banche italiane

Romain Miginiac ha poi fatto un riferimento anche alle banche italiane, affermando che il debito subordinato degli istituti italiani presenta una valutazione interessante visto che gli investitori beneficiano di un carry alto in un settore caratterizzato da una spiccata resilienza e con un potenziale rialzo dei prezzi. 

Uno scenario, questo, che può essere utilizzando a supporto di strategie opeative di tipo rialzista. Prendiamo ad esempio Unicredit, una delle banche italiane più esposte alle vendite proprio a causa delle forti sanzioni contro la Russia. Oggi il titolo prezza a 9,68 euro, molto lontano dai 14 euro delle sedute precedenti allo scoppio della guerra in Ucraina. Si può quindi prendere in considerazione la possibilità di comprare approfittando dei prezzi più bassi. Tra l’altro con eToro è possibile fare trading online su azioni vere senza pagare commissioni. 

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