Borsa Italiana e attacco Usa alla Siria: ci saranno conseguenze in apertura?

Borsa Italiana e attacco Usa alla Siria: ci saranno conseguenze in apertura?
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Dopo gli attacchi degli Usa alla Siria, gli investitori ora guardano alla risposta dei mercati (che non ci sarà)

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I missili lanciati da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna contro una serie di obiettivi in Siria avranno effetti sull'apertura delle borse europee, in generale, e di Borsa Italiana in particolare? L'attenzione degli investitori nella prima di Ottava è rivolta ai possibili effetti dell'attacco alla Siria sui mercati. Nel fine settimana si erano diffusi dei timori circa la possibilità che l'azione militare americana possa essere stata effettuata nel fine settimana proprio per evitare danni collaterali in borsa. La pioggia di missili sulla Siria, infatti, è avvenuta in un momento in cui le borse europee, quelle asiatiche e la stessa Wall Street erano chiuse. La chiusura dei mercati in concomitanza con l'attacco missilistico, sposta in differita l'interrogativo: quale sarà la reazione delle borse oggi?

Contrariamente a quelle che si possa pensare, tutti gli analisti sono concordi nel ritenere che oggi sui mercati non ci sarà alcun crollo dell'azionario a causa dell'attacco alla Siria. Posizionarsi sullo short nella speranza di raccogliere le conseguenze di un ribasso marcato della borsa che non ci sarà, appare quindi una scelta avventata. I mercati ignoreranno l'attacco sferrato dagli Stati Uniti alla Siria e questo avverrà non solo perchè lo strike missilistico è stato praticamente indolore oltre che ampiamente annunciato fin dall'inizio della scorsa settimana, ma perchè già sono arrivati segnali chiarissimi dai mercati aperti su questa questione. Le borse asiatiche, infatti, non hanno lasciato intravedere alcun segnale negativo con l'indice Nikkei della borsa di Tokyo che ha addirittura registrato una progressione dello 0,3%. Anche dal mercato delle materie prime non sono arrivati segnali che lasciano prospettare un avvio in ribasso per le borse a causa dell'azione degli Stati Uniti contro la Siria. Il prezzo del petrolio, in forte progressione durante la scorsa settimana proprio per effetto dei timori che ci potesse essere una escalation in Siria, si è praticamente sgonfiato. Mentre scriviamo infatti il petrolio Brent registra un calo dell'1% su quota 71,84 dollari al barile, mentre il greggio WTI scambia con un rosso dello 0,86% su quota 66,81 dollari al barile. La quotazione del petrolio continua ad essere monitorata ma rally in avanti sono esclusi almeno nel breve termine.

Terzo chiaro segnale che lascia prospettare una sostanziale indifferenza dei mercati all'attacco degli Stati Uniti è l'andamento della quotazione dell'oro. Il prezzo del bene rifugio per eccellenza viaggia su un rosso dello 0,10% su quota 1.344,11 dollari l'oncia. La variazione addirittura negativa della quotazione dell'oro è il segno inequivocabile che gli investitori non avvertono la minima esigenza di correre verso i beni rifugio questo perchè, evidentemente, non ci sono i motivi per una simile precauzione. Insomma l'attacco di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia a postanzioni governative in Siria sembra essere destinato a trasformarsi nello scoppio...di un petardo o poco più. Annunciato da rombanti rumors e da dichiarazioni di fuoco, l'azione in Siria alla fine si è rivelata essere una pedina di un più complesso gioco geopolitico. Secondo molto critici si sarebbe trattato di una operazione di pura facciata, almeno pr ora. 

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