L’inflazione Usa deve davvero far paura?

Quanto pesa l’inflazione sui mercati? Il recente boom dei prezzi al consumo ai massimi da oltre 30 anni ha spaventato gli investitori anche se il rialzo dell’inflazione è avvenuto in un contesto in cui i rendimenti dei Treasury sono rimasti quasi invariati attorno all’1,5 per cento.

Andando a ritroso nel tempo, per ritrovare un’inflazione ai livelli attuali si deve tornare al 1990 quando la quotazione del petrolio si impennò a causa dell’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein. La successiba guerra del Golfo spinse l’economia americana nel baratro della recessione. A pagare fu l’allora presidente Bush Senior che, nonostante la vittoria in Iraq, alle elezioni presidenziali rimediò una bella batostra. La situazione in atto oggi è ben diversa rispetto a quella del 1990 nel senso che l’unico tratto in comune è rappresentato dall’alta inflazione. Per il resto sono invece presenti una serie di differenze a partire dall’andamento dei rendimenti Usa che oggi sono bassi mentre allora erano pari a circa il 9 per cento. 

La domanda che tanti analisti oggi si pongono riguarda proprio i rendimenti dei Treasury Usa: come è possibile che essi siano così bassi? Le spiegazioni che vengono date sono molto differenti tra loro. Secondo alcuni analisti, una spiegazione possibile è che il mercato dei bond anticipi una stretta vigorosa che la FED, prima o poi, sarà costretta a dare per salvare la baracca (spingendo l’economia a stelle e strisce verso la recessione).

Altra spiegazione che viene data è che il mercato si stia fidando un tantino troppo delle rassicurazioni date dalla FED (a più riprese) sulla temporaneità dell’inflazione. Secondo questa prospettiva, le borse saranno costrette priam o poi a risvegliarsi e questo determinerà un incremento dei rendimenti con consenguenti ricadute negative su margini e utili delle imprese (in pratica scoppierà una bolla sul mercato Usa). 

Inutile dire che entrambe le evoluzioni dovrebbero essere tenute in debita considerazione da chi è solito investire in borsa. A tal riguardo ricordiamo che in un contesto così incerto può essere fondamentale usare strumenti avanzati per operare. Un esempio è il Copy Trader eToro grazie al quale è possibile copiare le strategie dei traders migliori. Questa funzionalità può essere molto utile per chi è alle prime armi anche perchè il broker eToro consente di testare il social trading in modalità demo prima di passare ad investire con soldi reali. 

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Non tutta l’inflazione è uguale

Il problema principale dell’attuale situazione è che i precedenti storici non aiutano a capire quello che potrebbe avvenire adesso. Inevitabilmente anche gli enti decisori hanno le idee poco chiare su come comportarsi

Eppure basterebbe comprendere quale sia la natura dell’inflazione attuale per comprendere cosa fare. Perchè la verità è che c’è inflazione e inflazione.

Come hanno messo in evidenza Pramod Atluri e Ritchie Tuazon, gestori di Capital Group, c’è un’inflazione flessibile che è fatta di prezzi alimentari, energia e automobili e che è la principale responsabile dello strappo, e poi c’è un’inflazione vischiosa che è fatta di affitti, spese mediche e assicurative e che è destinata a durare. E’ questa seconda inflazione che si muove attorno al target della Fed.

Secondo i due esperti, l’inflazione flessibile è il prodotto dello shock causato dalla pandemia. Sotto questo punto di vista, tale situazione ricorda molto da vicino quella che caratterizava il clima post bellico del 1946-1948. Oggi come allora non è da escludere che dopo la fiammata iniziale (che fa paura e non potrebbe essere diversamente), l’inflazione possa tornare a zero o addirittura finire in area negativa. Secondo Pramod Atluri e Ritchie Tuazon una situazione di questo tipo sarebbe lo specchio dei rilanci a V di mercati e economie. 

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