Come riconoscere il tipo di bear market in atto sui mercati finanziari

In un recente articolo ci siamo occupati di come investire nel bear market senza essere schiacciati dalla paura. Pubblicammo quel post una decina di giorni fa quando di bear market si parlava appena. Rispetto ad allora, oggi questo due parole sono diventate una costante sui siti di finanza e trading. Sarebbe interessante sapere se anche i tanti influencer e crypto-influencer che fino a pochi mesi fa postavano video autocelebrativi su come è facile vivere di rendita con azioni e criptovalute, abbiano iniziato a pubblicare video seri sul bear market. Francamente riteniamo che questa massa informe di guru falliti sia già passata ad altro o magari sia stata costretta trovarsi un lavoro vero (visto che la loro rendita sarà certamente evapotata proprio a seguito del bear market).

Fatta questa parentesi (ci sta togliersi qualche sassolino ogni tanto), con il post di oggi approfondiremo ancora di più il discorso sul bear market. Lo faremo in un momento particolare per il mercato azionario. Ieri la borsa di Wall Street ha infatti chiuso la seduta con gli indici in forte progressione. Il Dow Jones ha infatti guadagnato l’1,34 per cento a 32.655 punti, l’S&P 500 ha messo in cassaforte il 2,02 per cento a 4.089 punti e il Nasdaq ha registrato un rialzo del 2,76 per cento a 11.985 punti.

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Dinanzi a queste progressioni, la tentazione di lasciarsi traportare dall’euforia può essere molto forte. Ciò, in realtà, sarebbe uno sbaglio perchè il sentiment di mercato continua ad essere negativo (a New York come anche altrove). Allo stesso tempo, però, anche un approccio rigidamente pessimistico è da evitare. Insomma, la strada migliore da seguire è la solita via di mezzo che, in questo caso, fa rima con ottimismo consapevole.

Essere presenti a se stessi in questa fase di mercato è possibile solo se si ha piena consapevolezza della tipologia di mercato orso in atto. Non tutti i tipi di bear market sono uguali e, probabilmente, è stato per questo motivo se, perlomeno all’inizio, c’è stata una certa difficoltà ad inquadrare e riconoscere il fenomeno.

Tipi di bear market possibili

Senza scendere tanto nel particolare, si possono trovare bear market in periodo recessivi e bear market in periodi non recessivi. La differenza tra i due tipi di mercati non è proprio poca roba.  Storicamente, infatti, i bear market avvenuti durante le recessioni hanno presentato un ribasso maggiore di almeno il 13 per cento. Cosa significa tutto questo? Semplicemente che i cali che avvengono nel corso delle recessioni economiche sono molto più forti rispetto a quelli che avvengono in cicli economici normali.

Fermo restando che per parlare di bear market non si deve per forza attendere un crollo memorabile dei valori (per intenderci tipo i ribassi catastrofici avvenuti in fase storiche delicatissime), si possono comunque fare alcune interessanti osservazioni guardando i grafici.

Prendiamo l’S&P 500 che ha raggiunto il suo minimo (-19.88 per cento) appena alcuni giorni fa, prima di provare un rimbalzino fisiologico. Ebbene, poichè i precedenti fanno scuola, se l’economia globale dovesse davvero andare incontro ad una recessione, allora si può ipotizzare che questo paniere possa calare ancora. Cosa fare con questa previsione? Semplicemente prenderla e metterla in tasca vale a dire prepararsi psicologicamente a questo scenario.

Ovviamente quella tracciata è solo una possibilità. Non sta scritto da nessuna parte che questo destino sia inevitabile. E’ altrettanto probabile, infatti, che possa accadere lo scenario opposto ossia nessuna recessione. In questo caso, si avrebbe a che fare con il bear market senza recessione e quindi con un ribasso più contenuto del 13 per cento rispetto all’altra tipologia (almeno secondo i precedenti storici). Se si dovesse concretizzare questa ipotesi, allora il calo della borsa di Wall Street potrebbe essere bello e finito. Insomma da qui a fine anno, l’azionario Usa potrebbe anche registrare performance positive.

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