Anche Powell si è convertito al whatever it takes?

Wall Street contrattazioni

“Whatever it takes” è la celebre espressione utilizzata dall’allora governatore della BCE Mario Draghi per mettere ben in chiaro la volontà dell’EuroTower di difendere, ad ogni costo, l’integrità della Moneta Unica dagli attacchi della speculazione. La frase, ripresa da tutti i media e successivamente finita anche sui libri accademici, fu pronunciata nel lontano 26 luglio 2012 quando l’Europa era in balia della crisi del debito sovrano.

Sono passati di 10 anni da quando la BCE fece la storia con il suo “Whatever it takes” e l’espressione resa famosa da Draghi torna ad essere protagonista. Questa volta il grido di battaglia della difesa ad ogni costo non è arrivato dall’Europa ma dagli States. Secondo molti commentatori, infatti, il discorso pronunciato ieri dal presidente della FED Powell implica un chiarissimo Whatever it takes della politica FED in corso.

Nel corso della sua audizioni dinanzi al senato Usa, il banchiere lo ha detto chiaramente: la FED userà tutti gli strumenti necessari riuscire a riportare il target d’inflazione di medio termine al 2 per cento. Powell, rispondendo indirettamente alle critiche che nelle ultime settimane gli sono piovute addosso dai tanti analisti convinti che la forte restrizione monetaria che la FED è intenzionata ad applicare possa far scivolare gli Usa in recessione, ha poi aggiunto che l’economia americana è forte e ben posizionata per riuscire a gestire in modo ottimale una politica monetaria restrittiva.

Cosa sta succedendo sui mercati? Spettro bear market

Le parole di Powell sono arrivate in un momento non semplice per i mercati azionari globali e soprattutto per la borsa di Wall Street. La borsa americana ha chiuso la sessione di ieri con l’indice Dow Jones in calo dello 0,15 per cento a 30.483 punti; l’S&P 500 in ribasso dello 0,13 per cento a 3.760 punti e il Nasdaq che ha lasciato sul parterre lo 0,15 per cento chiudendo a 11.053 punti. Una performance opaca che rispecchia la delusione dei traders per le parole pronunciate da Powell nel corso della sua audizione al Senato Usa.

Gli investitori si attendevano un arretramento rispetto alle dichiarate volontà aggressive in materia di tassi di riferimento e invece Powell ha ribadito che la FED andrà avanti, costi quel che costi (Whatever it takes). E così la festa dei traders rialzisti che operano sul mercato intraday quasi in modo compulsivo è stata rovinata (come dimostrato dai dati di chiusura della borsa Usa nella sessione di ieri).

Non è necessario essere dei grandi esperti di finanza per capire se ieri Powell non avesse lanciato il Whatever it takes della FED, gli indici Usa sarebbero volati.

Va quindi dato atto al numero uno della banca centrale americana di essere stato limpido e molto chiaro (a differenza di quello che invece avviene dalle parti di Francoforte). Powell ha confermato che sulla riduzione dell’inflazione si va avanti, si è detto fiduciosi che l’economia Usa sappia gestire una inevitabile politica monetaria aggressiva e ha riconosciuto che il rischio inflazione c’è.

Tutti questi elementi potrebbero spingere sul rosso la borsa di Wall Street anche nelle prossime sedute. La verità è che lo spettro del bear market è sempre li. Nonostante, però, una situazione decisamente complessa, si intravedono le prime opportunità per entrare in modo costruttivo sui mercati. Del resto è evidente che sul mercato azionario ci saranno settori che, a prescindere dalla recessione, continueranno a crescere. Un esempio è il comparto della salute.

Quindi anche se ci dovesse essere bear market sarà sempre possibile investire in borsa. La differenza rispetto al passato è che adesso è necessario essere molto selettivi e puntare alla costruzione di un portafoglio diversificato e anticiclico. Questo è il solo modo per non farsi travolgere dagli eventi.

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