Recessione in vista…ma il prezzo del petrolio non crolla: è un’anomalia?

una trivella al lavoro su un giacimento di greggio

Da alcuni mesi i segnali su una imminente recessione a livello globale sono in costante aumento. Alcuni paesi sono già tecnicamente in recessione mentre altri sembrano prossimo a registrare un doppio calo del Pil trimestrale (o almeno questo è ciò che lasciano intendere molti market mover).

Chi ha la memoria lunga sa perfettamente che quando si parla di recessione il pensiero va subito al prezzo del petrolio. Se c’è avvisaglia di recessione è perchè le quotazioni petrolifere sono in ribasso. Ora questo ragionamento valido dalla notte dei tempi, sembra non trovare riscontro nella situazione attuale.

Oggi, infatti, noi abbiamo una recessione alle porte e un prezzo del petrolio che continua a restare su livelli alti ad oltre 90 dollari al barile. Si può obiettare a questa affermazione affermando che il valore del greggio è comunque più basso rispetto a quello della primavera. Ciò è vero ma allora il petrolio era gonfiato dalla crisi geopolitica e comunque stride parlare di scenario recessivo con un greggio che scambia a 90 dollari al barile.

E allora cosa bisogna dedurre? Tanto per iniziare va preso atto che in estate il greggio aveva beneficiato del sostegno di una buona domanda sostenuta dal settore aereo. Ora l’estate è passata e il peggioramento del quadro macro aggravato dalla crisi geopolitica provocata dalla guerra tra Russia e Ucraina, iniziano ad impattare sulle previsioni di domanda attese per fine anno e per l’inizio del 2023. Secondo molti analisti, già da questo autunno, le conseguenze del rallentamento dell’economia globale si dovrebbero far sentire con le aspettative medie sulla produzione per l’intero 2022 che si dovrebbero fermare a circa 98 milioni di barili, sotto i livelli precedenti allo scoppio della pandemia.

In questo contesto fare delle previsioni sul possibile andamento del prezzo del petrolio nel breve termine non è facile tuttavia è inutile lasciarsi trasportare dalle illusioni: è necessario prendere atto che i prezzi del petrolio possano subire un indebolimento nel corso dell’anno. In poche parole il peso della recessione globale potrebbero non essersi fatto ancora sentire e da l’anomalia di questi mesi. Un gap che è destinato ad essere ridimensionato non appena ci sarà la certificazione del peggioramento del quadro macro.

Le previsioni sul prezzo del petrolio nel breve e medio termine sono quindi ribassiste. Il fatto che le quotazioni del greggio siano destinata a flettere non è un problema per chi è solito investire sul petrolio attraverso i CFD. Con questo strumento di tipo derivato, infatti, si può guadagnare anche quando i prezzi sono in calo adottando un approccio short. Fondamentale per fare trading al ribasso, è maturare una certa pratica. Tale obiettivo può essere raggiunto esercitandosi con un conto demo come quello offerto da eToro.

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Prezzo del petrolio: occhio anche all’offerta

La direzione che le quotazioni petrolifere prenderanno nei prossimi sarà legata non solo alla domanda ma anche all’offerta. Fondamentale sarà capire in che misura la produzione di oil Urals potrà essere assorbita dalla Cina e quanto, nel medio termine, l’incremento della produzione dell’OPEC possa essere sufficiente per riuscire a ridurre il divario esistente tra la domanda e l’offerta.

Se l’offerta dovesse salire per contrastare la riduzione del deficit russo, allora il prezzo del petrolio potrebbe scendere su livelli. Vale ovviamente il discorso opposto ossia se l’offerta non dovesse salire allora, i prezzi del greggio potrebbero restare su livelli più alti anche a fronte di una flessione della domanda. Insomma molto è ancora da vedere.
 


 

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