Truffa diamanti: inchiesta chiusa, regali e doni a dirigenti di banche coinvolte

La Procura della Repubblica di Milano ha chiuso l’inchiesta sulla truffa dei diamanti rendendo noti i nomi degli indagati e le società coinvolte nel raggiro ai danni di migliaia di risparmiatori tra i quali alcuni volti noti dello spettacolo e della musica come Vasco Rossi e Simona Tagli. I magistrati hanno accertato che due società estere per anni hanno venduto a ignari clienti diamanti a prezzi gonfiati attraverso 5 banche italiane.

L’inchiesta dei magistrati milanesi ha accertato che le società Intermarket Diamond Business spa (IDB) e Diamond Private Investment spa (DPI) hanno venduto diamanti gonfiando i prezzi al dettaglio. Oltre alle due società citate, nell’inchiesta sono anche finite ben 5 banche italiane di primo piano come Banco BPM, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banca Aletti e Banca MPS. Le ipotesi di reato contro le 87 persone indagate spaziano dalla truffa e continuata, all’autoriciclaggio, fino alla corruzione tra privati e all’ostacolo all’attività di vigilanza.

Secondo quanto accertato dalla Procura della Repubblica, i profitti che gli indagati hanno realizzato con la truffa dei diamanti dovrebbero aggirarsi attorno a mezzo miliardo di euro.

Dall’inchiesta, condotta per la Procura della Repubblica di Milano dal Pm Grazia Calacicco, sarebbe emerso come molti vertici delle banche citate avrebbero ricevuto regali e donazioni da parte delle società di vendita di diamanti, in cambio della loro complicità. Ad esempio gli inquirenti hanno accettato che l’ex direttore generale di Banca Popolare di Milano (poi fusa con Banco Popolare in Banco BPM), Maurizio Zancanaro, avrebbe ricevuto dalla società IDB numerosi oggetti archeologici oltre a 150mila euro versati in una onlus guidata dallo stesso manager. Dall’inchiesta sulla truffa dei diamanti è anche emerso che la Intermarket Diamond Business ha aderito, più di una volta, agli aumenti di capitale di Banco Popolare e di Unicredit che vennero realizzati nell’intervallo di tempo compreso tra il 2012 e il 2014.

Secondo l’ipotesi accusatoria, sia i regali che i comportamenti ammiccanti sarebbero da intendersi come una ricompensa alle banche per la loro complicità nel collocamento dei diamanti venduti dalle due società al vertice della truffa: la IDB e la DPI.

Dall’esame del pc di un dirigente della IDB, la Guardia di Finanza ha scoperto elenchi di nominativi che avrebbero beneficiato di soggiorni in strutture alberghiere. Sempre le Fiamme Gialle hanno anche individuato tantissimi buoni regalo del valore compreso tra 854 e 950 euro cadauno.

L’inchiesta ha anche accertato che alcune banche avevano fatto circolare al loro interno delle circolari con le quali si davano precise direttive ai dipendenti sul come vendere i diamanti. Con tali circolari, risalenti ad alcuni anni fa, alcuni dirigenti davano ai dipendenti esplicita indicazione di proporre ai clienti “i diamanti non come gioielli ma come investimento“. Nelle stesse circolari si affermava che i diamanti andavano proposti come “prodotto redditizio” e completamente sicuro. Era inoltre necessario enfatizzare il fatto che da oltre due decenni il settore dei diamanti non conosceva ribassi ma anzi garantiva plusvalenze medie annuali comprese tra il 7 e l’8 per cento.

Commentando il contenuto di quelle circolari, un dirigente di Banco BPM aveva parlato di linguaggio allucinante.

La truffa dei diamanti, la cui inchiesta è oggi giunta alla conclusione, è sotto ai riflettori delle autorità già da molto tempo. Già nel 2017, infatti, l’Aititrust aveva multato per oltre 15 milioni di euro complessivi le 7 società coinvolte per la vendita di diamanti da investimento con modalità “gravemente ingannevoli e omissive“. In quella circostanza le autorità di controllo avevano accertato che sia la IDB che la DPI erano solite fornire indicazioni non corrette su prezzi dei diamanti e sull’andamento del mercato. 

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