Inflazione 2019, rischi di eccesso per la crescita globale

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L'inflazione superiore alle attese potrebbe rappresentare un rischio per la crescita?

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Quale sarà il ruolo che l’inflazione giocherà nel corso del 2019? Ci sarà una condizione di eccesso che potrebbe mettere a rischio la crescita globale e, dunque, rompere i piani di una buona parte degli analisti, che puntano a un 2019 che eviterà per poco la recessione?

A parlarne negli ultimi giorni è stato (anche) Salman Ahmed, PhD Chief Investment Strategist, e Charles St-Arnaud, Senior Investment Strategist di Lombard Odier IM. Vediamo insieme quali sono le state le principali e più interessanti valutazioni.

Previsioni di inflazione globale

Le previsioni di inflazione globale rappresentano un elemento molto importante per lo scenario economico, considerato che un incremento dell’inflazione più rapido del previsto può spingere molte banche centrali (Fed e non solo) a incrementare i tassi di riferimento più velocemente di quanto atteso dai mercati.

Un incremento più rapido del previsto da parte del costo del denaro può a sua volta rendere più rigide le condizioni finanziarie, considerato che la leva finanziaria è talmente elevata che si rischia di arrivare perfino a una eventuale recessione.

Banche centrali pronte a rimuovere lo stimolo

La Federal Reserve prima, e la Banca Centrale Europea, la Bank of England, la Bank of Canada e la Riksbank Svedese poi, pur perseguendo delle politiche monetarie diverse, avranno probabilmente la tendenza di rimuovere gli stimoli monetari.

Farlo in maniera troppo rapida potrebbe tuttavia irrigidire le condizioni finanziarie, con effetti avversi sulla crescita e sui mercati finanziari. Considerato che i policy makers delle varie banche centrali sono ben consapevoli di ciò, è molto probabile che nel 2019 ci sarà una forte tentazione verso la restrizione monetaria, ma che ci sia anche una buona sensibilità per resistere a eventuali eccessi, soprattutto nel caso della macro area più incerta, la BCE, che nel 2019 dovrebbe subire effetti di aleatorietà anche politica.

Cambiamenti in vista per la BCE

La BCE ha chiaramente già indicato le proprie intenzioni, e che desidera cessare il programma di acquisto di attività alla fine del 2019. I rialzi dei tassi nell’eurozona non dovrebbero invece far la loro comparsa prima dell’estate.

Tuttavia, alcuni fattori potrebbero indurre la BCE a rivedere i propri piani. Per esempio, alcuni segnali indicano che l’economia potrebbe rallentare pericolosamente più del previsto, e che la capacità in eccesso non scomparirebbe con la velocità stimata da Draghi e i suoi. In secondo luogo, un’escalation delle tensioni con l’Italia (finora sopite) potrebbe incidere negativamente sulle condizioni monetarie e sulla crescita dell’eurozona.

Come se non bastasse, i prossimi mesi saranno anche di avvicinamento al cambiamento dei vertici della BCE.

Banca Nazionale Svizzera, rialzo tassi dopo la BCE

Passando alle scelte della Banca Nazionale Svizzera, è molto improbabile che il board dell’istituto monetario elvetico decida di incrementare i tassi di riferimento prima della BCE, per il timore dei potenziali impatti sul franco svizzero.

È anche vero che con l’economia solida e con la contrazione del mercato del lavoro, le pressioni inflazionistiche potrebbero indurre la SNB a compiere un rialzo precoce. È probabile però che la banca elvetica farà di tutto per evitarlo, scegliendo invece di lasciare che il franco si apprezzi nel breve termine per ridurre l’inflazione importata, e controbilanciare parte dell’inflazione interna. Uno stratagemma che potrebbe aiutare a prendere un po’ di tempo.

Bank of Japan, riduzione stimolo rinviato al 2020?

Tra tutte le banche centrali di maggiore rilievo, la Bank of Japan sarà probabilmente l’unica a non ridurre lo stimolo monetario nel 2019. Considerato che non ci sono grandi pressioni inflazionistiche sostenute, e che l’inflazione è ben al di sotto degli obiettivi, la BoJ potrebbe lasciare invariati i propri piani. Inoltre, l’aumento dell’IVA previsto per il prossimo autunno dovrebbe indurre l’istituto a rimanere in attesa, permettendo così all’economia giapponese di assorbire l’impatto negativo dell’aumento fiscale.

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Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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