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Stati Uniti – Cina: negoziati difficili, ecco come reagiscono i gestori

cina

Come cambia l'approccio dei gestori con le nuove tensioni sui negoziati USA - Cina.

I negoziati tra Stati Uniti e Cina, che non poco tempo fa sembravano essere orientati verso una positiva risoluzione, sono diventati nuovamente più difficili, e i nuovi dazi del presidente USA Donald Trump sulle importazioni cinesi acuiscono ulteriormente le tensioni tra le parti.




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Ma come reagiscono i gestori dinanzi a tali nuove asperità? A dircelo è una nota a cura di Salman Ahmed, Chief Investment Strategist Lombard Odier e Didier Rabattu - Head of Equities Lombard Odier, secondo cui nel caso in cui le tensioni dovessero intensificarsi in maniera non irrilevante nei prossimi giorni, è possibile attendersi una forte reazione da parte del mercato.

Stando ai due analisti, infatti, esiste un potenziale per una correzione di oltre il 15% per le azioni cinesi e dei mercati emergenti (EM) e, inoltre, anche un calo di circa il 5-7% delle azioni a livello globale. Proprio per questo è in corso di attivo monitoraggio la matrice di asset allocation, al fine di rispondere alle mutate e mutevoli condizioni di mercato.

Ad ogni modo, è anche vero che lo scenario più probabile non rimane quello di una rottura definitiva, e il mantenimento di un canale di comunicazione tra le due diplomazie potrebbe dunque far invertire l’attuale tendenza (funzionari statunitensi hanno indicato che prima dell’emergere dei dissapori l'accordo era stato raggiunto al 90%).

Insomma, per Lombard Odier lo scenario più probabile è quello di un ritardo o di un rinvio dell’accordo, accompagnato dalle oramai consuete minacce su nuovi dazi. Il che, peraltro, non significa che non ci saranno ripercussioni di natura economica. L’incremento dei dazi avrà infatti come effetto quello di ampliare il proprio raggio d’azione fino a includere aree attualmente escluse delle importazioni cinesi (per circa 300 miliardi di dollari), per un comportamento che potrebbe favorire a sua volta una risposta della Cina, che dovrà presumibilmente far fronte a una flessione della crescita del PIL di 0,3-0,5 punti percentuali.

In sintesi, l’attesa dei gestori è che la volatilità rimarrà elevata, viste le attuali tensioni commerciali. Lombard Odier ritiene altresì possibile che prima di raggiungere un’intesa i negoziati commerciali potrebbero subire un certo deterioramento. Nel frattempo, la volatilità dovrebbe rimanere sostenuta, elevando i Treasury statunitensi e, in misura minore, il dollaro, come un bene rifugio. Sotto il profilo macroeconomico, i gestori ritengono poi che le revisioni al rialzo della crescita globale si arrestino, anche a causa del contributo cinese.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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