Transizione energetica, come investire con la crisi in Ucraina

Come abbiamo avuto modo di commentare nelle ultime settimane, il conflitto in Ucraina ha determinato una prevedibile impennata nei prezzi del petrolio e gravi preoccupazioni sul fronte energetico. In particolare, ricordiamo come le esportazioni della Russia siano principalmente quelle di gas naturale, la cui impennata dei prezzi determina un’urgente riflessione sulla dipendenza europea da tali fonti e sulla necessità di trovare soluzioni baseload a lungo termine, che le rinnovabili, a oggi, non supportano.

Di ciò ha parlato una recente nota da parte di BlueBay, a firma di Robert Lambert, Senior Corporate Analyst, Investment Grade, BlueBay Asset Management, secondo cui sul fronte della transizione energetica ci sono alcuni temi interessanti come le energie rinnovabili, i veicoli elettrici, la cattura del carbonio, lo stoccaggio delle batterie su larga scala e l’idrogeno, una delle fonti di energia alternative più interessanti per gli investitori.

Ciò premesso, se è vero che le rinnovabili sono fonti di energia intermittente, sono però competitive in termini di costi, in particolare rispetto al gas naturale. In quanto intermittenti, sono disponibili in modo dipendente dalle proprie condizioni ambientali: i pannelli solari, ad esempio, trasformano solo il 15-22% dell’energia solare in energia utilizzabile, mentre il vento ha un’efficienza del 30-45% circa. Questa inefficienza è diventata molto evidente nel 2021, quando un’estate povera per l’eolico e il solare ha portato a un forte consumo di gas naturale all’inizio dell’inverno.

Ora, prosegue l’esperto, “non crediamo che questa situazione contingente metta a rischio definitivamente i piani ‘net zero’ portati avanti da alcuni Paesi o che si inizi a trivellare nuovi pozzi di petrolio o, ancora, a usare impianti a carbone. Per fare tutto ciò ci vuole tempo e le riserve europee sono sempre meno. Il conflitto potrebbe, però, ritardare i piani ‘net zero’ perché gli investimenti vengono incanalati verso il miglioramento delle reti, i terminali LNG e gli oleodotti alternativi. Tuttavia, si parla già di obbligazioni UE per finanziare gli investimenti energetici, al fine di ridurre la nostra dipendenza dal gas naturale. C’è anche il potenziale per una rinascita del nucleare, che la Francia ha già annunciato. Ma alla luce dei lunghi tempi di costruzione e del fatto che la maggior parte dei Paesi europei ha abbandonato il nucleare in passato, non prevediamo che si torni al nucleare in modo diffuso”.

Quello su cui invece la nota di BlueBay si sofferma è l’evidente disinvestimento da parte dei gestori patrimoniali in società di combustibili fossili a partecipazione statale in Russia e in altri Paesi ad alto rischio. Un’azione che suggerisce come i gestori stiano esaminando altri regimi e considerando la possibilità di disinvestire.

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