Tasse dimezzate su plusvalenze polizze, Fondi ed ETF. Si passa dal 26% al 14%

macchina da scrivere con foglio che riporta la scritta Exchange Traded Fund

In arrivo buone notizie per gli investitori, infatti il governo di Giorgia Meloni ha deciso di dimezzare le tasse sugli investimenti finanziari. Si va verso il dimezzamento quindi delle tasse sui redditi da capitale, quali polizze, fondi ed ETF che passeranno dall’attuale 26% al 14%.

Lo scopo dell’intervento dell’attuale esecutivo sarebbe quello di incentivare i contribuenti (investitori) a pagare le tasse sui redditi da capitale, grazie ad una riduzione della quota, tra i mesi di giugno e settembre del 2023.

Come funziona la tassazione al 14% sui redditi da capitale

Il governo Meloni ha inoltre deciso di riaprire i termini per la rideterminazione dei valori di acquisto dei terreni e delle partecipazioni, fino ad includere anche le azioni e i titoli sui mercati finanziari.

La rivalutazione interesserà tutti i beni di questo tipo che risultano in possesso del contribuente al 1° gennaio 2023. Il termine ultimo entro cui è possibile mettersi in regola beneficiando dello ‘sconto’ è stato fissato al 30 giugno, con il pagamento che può essere effettuato in unica soluzione, oppure in tre rate annuali con interessi al 3%.

L’aliquota al 14% andrà a vantaggio anche dei risparmiatori, possessori di patrimoni in fondi o polizze assicurative sulla vita. E in ogni caso il pagamento del 26% sui redditi da capitale realizzati all’atto della vendita dell’asset non è più previsto. La nuova normativa prevede che se il versamente viene effettuato entro il mese di settembre, anche senza la vendita di quote o titoli, è possibile beneficiare dell’agevolazione della tassazione al 14%.

Come funzionano gli ETF

Lo stesso discorso vale anche per gli ETF (Exchange traded fund) cioè i fondi quotati in Borsa. I fondi aperti alla commercializzazione nei Paesi europei sono soggetti alla normativa europea per gli UCITS (Organismi di Investimento Collettivo in Valori Mobiliari), il che offre delle garanzie agli investitori che sono tutelati dalle regole delle Sicav o dei fondi comuni tradizionali. Ma in più gli ETF sono quotati in Borsa pertanto si possono acquistare proprio come un’azione, ad esempio piazzando un ordine che indichi un limite di prezzo.

I fondi tradizionali invece possono essere acquistati solo attraverso una sottoscrizione a un prezzo sconosciuto, in quanto il prezzo trattenuto corrisponderà al valore patrimoniale netto successivo.

Nella maggior parte dei casi gli ETF sono strumenti passivi, che hanno la funzione di replicare un indice, mentre nel caso di fondi tradizionali parliamo di fondi attivi, che puntano a massimizzare la performance su un determinato mercato.

Quando si sceglie un prodotto di gestione passiva nell’ambito di un determinato mercato, come ad esempio le azioni europee, si ha la possibilità di ottenere la performance media del mercato. È chiaro che alcuni gestori attivi avranno delle performance migliori di altri, ed è proprio per questo che tutto sta nel capire in anticipo quali rientreranno nella prima e quali nella seconda categoria.

Con la gestione passiva si riesce ad eliminare il rischio di puntare sul ‘cavallo’ sbagliato, e d’altra parte non richiede particolari capacità di analisi, generalmente necessarie per selezionare i titoli. Inoltre opera in genere meno movimentazioni sui portafogli e questo permette di abbassare i costi. Tende quindi a rivelarsi, nel lungo periodo, una fonte di risparmio più che valida, al di là di quale sarà il sistema di tassazione applicato.

Cos’è l’affrancamento per il 2023 in legge di bilancio

Con la nuova manovra economica il governo di Giorgia Meloni ha deciso di prorogare a giugno 2023 la facilitazione che riduce al 14% invece che al 26% la tassazione sui redditi da capitale, vale a dire sulle plusvalenze sui terreni e partecipazioni, con l’estensione ad azioni e titoli sui mercati finanziari, compresi risparmi e patrimoni in fondi e polizze vita.

Parliamo in questo caso di affrancamento, cioè quella procedura sulla base della quale, in caso di cambiamenti penalizzanti del regime fiscale, l’investitore ha la possibilità di beneficiare di alcune ‘garanzie’, una sorta di protezione da un eventuale aumento dell’imposizione fiscale.

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