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Certificati, per Unicredit il 2019 è molto positivo

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Il 2019 si sta concludendo con una tendenza molto positiva per gli investimenti in certificates.

Gli investimenti nel mercato obbligazionario sono sempre meno appetibili, in un contesto di tassi così bassi. E così gli investitori italiani – che da sempre hanno guardato ai bond con favore, al fine di costruire un portafoglio redditizio – hanno gradualmente virato verso altre soluzioni, incrementando spesso il livello di rischio pur di ottenere dei rendimenti soddisfacendoli. In tale ricerca, spesso i certificati finanziari hanno rappresentato un facile approdo.




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Così la pensa Nicola Francia, responsabile private investor products di Unicredit Italia, che sulle pagine dell’edizione online del quotidiano La Repubblica ha fatto il punto sulla performance record di tali strumenti finanziari, in un segmento che ha premiato soprattutto i certificati a protezione condizionata del capitale.

Per quanto attiene i numeri di questa industria, Francia rammenta come sia possibile investire in tali strumenti sia mediante il mercato primario di collocamento sia mediante il secondario, e come sul primo i dati Acepi al 30 settembre fanno proiettare l’anno in chiusura a cifre superiori a 17 miliardi di euro, contro gli 11 miliardi di euro del 2018. Per quanto invece concerne il mercato secondario, il 2019 dovrebbe chiudersi sui 30 miliardi di euro di scambi, contro i 22 miliardi di euro del 2018.

Ma perché la tendenza è sempre più positiva?

Sempre secondo l’esperto di Unicredit, le determinanti di tale trend positivo devono essere fatte risalire allo scenario di mercato e ai tassi decrescenti, che hanno reso il mercato di riferimento per gli investitori (quello obbligazionario), sempre meno attraente in termini di rendimento.

Per quanto infine concerne le tipologie di certificati su cui si stanno concentrando sempre più investimenti, nel 2018 e all’inizio dello scorso anno, conferma Unicredit, il mercato è stato molto volatile. Motivo per cui nella prima parte dell’anno ci si è orientati soprattutto verso i prodotti a capitale protetto. Nella seconda parte dell’anno si è invece manifestata una maggiore intensità verso forme di protezione condizionata del capitale, che offrono un maggiore rendimento a fronte di minore protezione e che al loro interno includono anche strumenti che, a date intermedie, permettono di ottenere il rimborso anticipato del capitale.

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