presentazione grafica moderna di un token di Bitcoin

La notizia di ieri sul fallimento della piattaforma di criptovalute BlockFi ha determinato una nuova ondata di paura tra gli investitori che hanno crypto-asset nel loro portafoglio. Come hanno commentato alcuni analisti, il problema non è solo il crollo di BlockFi quanto il fatto che con questo fallimento sono ora salite a 4 le società di asset digitali che nel corso del 2022 sono finite a gambe all’aria. Non serve essere degli esperti di finanza e relazioni societarie per capire che sia in atto un classico effetto domino che, se non gestito, potrebbe avere effetti legati sul tutto il settore.

Prima di BlockFi, società americana che offre servizi di scambio e di deposito a garanzia, a portare i libri in tribunale (per dirla all’italiana) erano state FTX, Voyager e Celsius.

Fino a quando le criptovalute macinavano miliardi di capitalizzazione, per le piattaforme del settore non c’erano problemi ma con il crollo delle valutazioni del comparto, molti nodi sono venuti al pettine. Come hanno commentato alcuni analisti il vero problema è che sempre meno investitori credono che i crypto-asset possano tornare ai vecchi fasti perlomeno in un lasso di tempo ragionevole. In poche parole, l’inverno crypto è decisamente lungo ed ecco che sempre più società del settore saltano in aria.

In tutti e 4 i casi di fallimento che abbiamo citato, i responsabili del crollo sono sempre gli stessi: buchi di liquidità all’inizio gestibili e poi via via sempre più ampi (talmente ampi dal non lasciare scampo).

Per la cronaca BlockFi, già prima, aveva avuto problemi di liquidità a causa del fallimento di Three Arrows Capital. Tali problemi erano stato poi tamponati ma il successivo fallimento di FTX, gestita da Sam Bankman-Fried, hanno causato il definitivo crollo di BlockFi alla quale non è restato altro da fare che andare in tribunale.

Il lato positivo del quarto fallimento registrato nel settore degli asset digitali, è che questa volta almeno è avvenuto tutto alla luce del sole. La stessa BlockFi in un comunicato diffuso poco prima dell’annuncio della bancarotta, aveva annunciato di avere un’esposizione significativa nei “confronti di FTX e delle entità aziendali associate, compresi gli obblighi che sono dovuti da Alameda, gli attivi detenuti da FTX.com e gli importi non utilizzati nell’ambito della linea di credito con FTX.US”.

Un comunicato che lasciava poco spazio alle illusioni. BlockFi, inoltre, aveva anche reso noto di avere in essere un prestito in essere di 275 milioni di dollari a FTX.US, specificando che i creditori ammontavano a 100.000 creditori, con passività e attività che vanno da 1 a 10 miliardi di dollari (il cliente più grande ha un saldo di quasi 28 milioni di dollari).

Una similitudine con il precedente fallimento di FTX è che anche la società BlockFi alle Bahamas ha presentato istanza di fallimento.

Reazione del Bitcoin al fallimento di BlockFi

Il Bitcoin, forse perchè oramai abituato ai fallimenti che stanno caratterizzando le piattaforme per lo scambio di criptovalute, non ha reagito in modo drammatico al crollo di BlockFi.

Il BTC ha infatti ceduto qualche posizione ma successivamente si è poi portato sul verde tanto che questa mattina, come si può vedere dal grafico in alto, è attestato in area 17mila dollari.

Certo, il famoso Crypto Fear & Greed Index resta in modalità “Paura” ma si attesta a 26, leggermente meglio della scorsa settimana. Sicuramente poteva andare peggio ma non non è un elemento positivo il fatto che il sentiment sia rimasto negativo per tutto il mese di novembre a causa proprio della crisi che numerosi exchange stanno attraversando.

Purtroppo la stragrande maggioranza degli investitori continua a restare ribassista su Bitcoin.

Un elemento molto importante da mettere in evidenza è che, dal momento in cui FTX è saltata a gambe in aria, il prezzo del Bitcoin ha perso la correlazione con il mercato azionario.

In questo contesto, cosa potrebbe succedere nei prossimi giorni? Lo scenario più probabile è che le quotazioni del Bitcoin possano registrare un ribasso. L’eventuale flessione può essere l’occasione per accumulare di più se si è investitori a lungo termine oppure per comprare a condizioni vantaggiose se invece si è trader a breve termine.

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