Criptovalute trading illegale dai controllori sudcoreani. Caso di insider trading crea precedente

Criptovalute trading illegale dai controllori sudcoreani. Caso di insider trading crea precedente

In Corea del Sud è stata avviata un'indagine per insider trading contro gli stessi regolatori finanziari

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L'insider trading non risparmia il mondo delle criptovalute. Fino ad ora si era consapevoli che il trading scorretto fosse un problema di tutti gli asset finanziari tradizionali ma adesso si scopre che anche le valute digitali non sono immuni da questo rischio. Dalla Corea del Sud, infatti, è stato segnalato un caso di inside trading le cui dimensioni non sono state ancora accertate.

Dalle prime notizie giunte da Seul sembrerebbe che a macchiarsi di insider trading sulle criptovalute siano stati addirittura coloro i quali avrebbero dovuto regolare e controllare il mercato. I fatti si sarebbero svolti a cavallo del crollo del Bitcoin e di tutte le altre crypto che si è verificato alcuni giorni fa. Come si è scoperto successivamente alla base del sell off sulle criptovalute ci sono state le indiscrezioni di stampa sulla possibile introduzione di un divieto al trading centralizzato da parte delle autorità sudcoreane. Ebbene, sempre secondo le indiscrezioni, alcuni funzionari degli organi preposti alla regolamentazione finanziaria in Corea del Sud, avendo appreso della possibile introduzione di una politica restrittiva dal parte del loro esecutivo, avrebbero pensato di sbarazzarsi del Bitcoin e di tutte le altre criptovalute in loro possesso, prima di ritrovarsi con asset dal valore dimezzato. Se i fatti dovessero essere confermati si tratterebbe non solo di un caso gravissimo ma anche di un precedente pericoloso. Fino ad ora infatti si è sempre guardato con fiducia al mondo del Bitcon & C. e si è sempre parlato di criptovalute trading. Ebbene, i fatti avvenuti in Corea del Sud, dimostrano che anche per quello che riguarda le crypto, l'insider trading non è impossibile. 

Le indagini a Seul intanto sono solo appena all'inzio. Choi Heung Sik, capo del Financial Supervisory Service di Seul, ha ribadito che sono stati accertati specifica casi di impiegati interni che hanno venduto le criptovalute in loro possesso prima del crollo del Bitcoin. Il funzionario ha poi aggiunto che "il collegamento tra l’interno e l’esterno della società è attualmente oggetto di indagine" e ha dichiarato che "è orribile che dei dipendenti pubblici abbiano agito per influenzare il mercato e trarne profitto". Insomma da tali parole traspare la volontà della Corea del Sud di perseguire chi si è macchiato di insider trading sulle criptovalute. Indipendentemente da quello che sarà l'esito dell'inchiesta, però, è innegabile che qualcosa oggi rispetto a ieri è cambiata. Anche le criptovalute hanno dimostrato di non essere immuni da determinate dinamiche poco limpide e da un trading scorretto. 

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Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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