La repressione delle criptovalute in Cina può favorire l’estrazione di Bitcoin?

L’attacco che la Cina sta portando avanti contro criptovalute e Bitcoin, rischia di cambiare per sempre la geografia del mining globale

Attualmente una quota compresa tra il 65 per cento e il 75 per cento di tutto il mining globale di Bitcoin avviene sul territorio cinese. Si tratta di una massa impressionante che è destinata a ridursi rapidamente se le autorità cinesi dovesse proseguire con il loro giro di vite. Secondo alcuni analisti, ciò che si sta compiendo in Cina è inevitabile poichè un paese illiberale per eccellenza non può essere la patria del mining di criptovalute, una delle attività più liberali e libertarie che possano esistenere.

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Al di là di questa visione romantica, è palese che ci saranno altre aree geografiche pronte a trarre vantaggio della repressione che si sta abbattendo sull’attività di estrazione di Bitcoin in Cina. Una di queste aree è il Nord America. 

E’ notizia di questi giorni che la statunitense Square ha espresso il suo impegno a supportare il mining sostenibile attraverso un investimento iniziale di 10 milioni di dollari. Anche Elon Musk e Michael Saylor di MicroStrategy sarebbero scesi in campo e, assieme ad altri miner operanti in Nord America, averebbero creato un consiglio il cui obiettivo è quello di promuovere e informare sull’utilizzo di energia rinnovabile in modo standardizzato. Questo impegno conferma le ipotesi secondo cui è possibile che nel domani ci possa essere una sorta di green mining. 

Proprio perchè la “patria” alternativa per i miners già c’è (a voler essere precisi ve ne è addirittura più di una e gli estrattori non devono far altro che scegliere quella che, dal loro punto di vista, è la migliore), la repressione cinese non è una cattiva notizia per l’attività di estrazione. Del resto, secondo il quotidiano governativo Global Times, la stretta che le autorità cinesi hanno deciso di adottare nelle ultime settimane, avrà un inevitabile impatto su oltre il 90 per cento della capacità di mining di Pechino. Uno stravolgimento, quindi. 

Del resto è proprio perchè quanto sta avvenendo porterà ad un stravolgimento che il prezzo del Bitcoin è in affanno da giorni. Una situazione che può proseguire anche nei prossimi giorni generando quell’alta volatilità che può essere sfruttata per comprare Bitcoin a prezzi vantaggiosi. Ricordiamo che, per operare in questa situazione, è consigliabile usare un broker completo come ad esempio eToro (leggi qui la recensione)

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Come funziona l’estrazione di Bitcoin

Il Bitcoin e tutte le criptovalute si reggono su una vasta rete di computer in tutto il mondo. Nel caso specifico del Bitcoin i centri di calcolo rendono valide le transazioni e soprattutto generato un nuovo ammontare di BTC che si aggiunge alla base valutativa mondiale. Il mining premia il sito da cui il Bitcoin è stato generato.

Questo è, in parole povere, il meccanismo alla base dell’estrazione del Bitcoin. Molto spesso ci si imbatte sul web nella classica immagine della miniera vecchio stampo in cui si estraggono Bitcoin. In realtà queste immagino sono tutte semplificative perchè nella realtà l’estrazione di Bitcoin è una attività che richiede un consumo enorme di energia. 

Proprio sull’impatto sull’ambiente, il Bitcoin si sta giocando tutto. All’inizio fu il solito Elon Musk, dopo aver pubblicizzato per mesi il BTC, a ricordarsi che le criptovalute non sono poi tanto green. Proprio le assuse sui costi ambientali sono state la “scusa” presa a pretesto dalla Cina per scoraggiare prima e contrastare esplicitamente poi, i miners. 

La situazione attuale è questa: il premio per i miners è pari a 6,25 Bitcoin, nettamente di meno dei 12,5 BTC che venivano riconosciuti ai minatori in precedenza. Il calo del premio è stato fisiologico alla luce della riduzione della fornitura totale di Bitcoin che ora non supera i 21 milioni. La ricompensa riconosciuta ai miners viene in automatico dimezzata ogni 4 anni attraverso il processo di halving. 

A causa della repressione cinese, l’hashing rate della rete bitcoin (in italiano si può tradurre come potenza di elaborazione) è praticamente crollata. Nel solo ultimo mese, l’hash rate è passato da un record di 180,7 milioni di terahash al secondo ad “appena” 116,2 milioni di mercoledì.

Considerando che molti siti di estrazione vanno off a causa proprio della repressione in Cina, non è da escludere che possa esserci un aumento della partecipazione di altri miners sulla rete. In questo modo il mining sarebbe ancora più redditizio. 

Secondo Kevin Zhang, se l’hashrate dovesse continuare a scendere, la difficoltà di estrazione “si conformerà al ribasso e l’hashrate che rimane attivo sulla rete riceverà di più per la sua quota proporzionale dei premi di mining“. 

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