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Pensioni: Quota 41 per i lavoratori precoci. Ecco chi può andare in pensione prima e quali sono i requisiti

Pensioni: Quota 41 per i lavoratori precoci. Ecco chi può andare in pensione prima e quali sono i requisiti

I lavoratori precoci possono andare in pensione prima grazie a Quota 41. Servono 41 anni di contributi ma anche altri requisiti

Con lo scadere della validità di Quota 100, prevista per il 2023, aumenta l'età pensionabile, ma per i lavoratori precoci che intendono andare in pensione è riservata Quota 41. Per fruire di questa misura però non basta aver maturato i 41 anni di contributi, bisognerà essere in possesso infatti anche di altri requisiti.

L'anzianità lavorativa non basta quindi per andare in pensione con Quota 41, il lavoratore dovrà invece essere in possesso anche di una delle quattro tutele che sono attualmente previste dalla normativa. In più con Quota 41 si delinea una finestra mobile che prevede l'obbligo di attendere tre mesi dal perfezionamento dei requisiti necessari per poter accedere al trattamento pensionistico.

I dettagli della normativa di Quota 41 si possono trovare all'interno della legge n. 4/2019, ma vediamo brevemente quali sono i lavoratori che possono fruire di questa misura e quali sono i requisiti necessari.

Quali sono i requisiti per andare in pensione con Quota 41?

Il particolare momento storico che stiamo vivendo in Italia ma che riguarda anche gli altri Paesi dell'Ue e non solo, con la crisi economica derivante dalle misure di contenimento dell'epidemia imposta durante i vari lockdown, rende ancor più allettante la prospettiva del pensionamento anticipato.

In particolare sono i lavoratori che in questo periodo percepiscono la disoccupazione Naspi ad avere la necessità di uscire definitivamente dal mondo del lavoro, godendosi il meritato riposo e l'altrettanto meritato assegno mensile della pensione maturata.

Ma quali sono i requisiti che permettono di andare in pensione con Quota 41? La prima condizione è presto detta: quota 41 è riservata ai lavoratori precoci, vale a dire a coloro che hanno maturato almeno 52 settimane di contributi prima di aver compiuto i 19 anni di età.

Per poter andare in pensione con Quota 41 inoltre bisogna aver maturato un'anzianità contributiva di almeno 41 anni, indipendentemente dall'età anagrafica raggiunta al momento del pensionamento.

Ma ci sono altri requisiti che il lavoratore precoce deve soddisfare per poter andare in pensione con Quota 41, e cioè deve essere in possesso di almeno una delle seguenti tutele:

  • Il riconoscimento di una invalidità pari o superiore al 74%
  • Aver finito di percepire la disoccupazione indennizzata da almeno 3 mesi
  • Essere un lavoratore cosiddetto caregiver, cioè che assiste un familiare portatore di grave handicap da almeno 6 mesi
  • Aver svolto delle mansioni considerata particolarmente faticose e/o usuranti

Se il lavoratore soddisfa i requisiti sopra elencati, ed è in possesso di almeno una delle tutele che abbiamo brevemente descritto nella lista, può andare in pensione con Quota 41.

Non resta quindi che capire quando è possibile presentare la domanda. L'Inps permette di presentare istanza in via prospettica al momento in cui sono soddisfatti tutti i requisiti stabiliti dalla normativa. Ricordiamo a tal proposito che la finestra di tre mesi a partire dal perfezionamento dei requisiti è valida anche nel 2021.

Quota 41 sarà estesa a tutti i lavoratori?

La speranza dei sindacati, ma soprattutto di milioni di lavoratori italiani, è che Quota 41 possa essere estesa anche alle altre tipologie di lavoratori, mentre come spiegato, al momento è un trattamento riservato ai soli lavoratori precoci purché soddisfino tutti i requisiti stabiliti dall'attuale normativa.

Ma è effettivamente possibile che Quota 41 venga estesa anche a tutti gli altri lavoratori? In realtà sembra che qualche probabilità concreta ci sia. Ne ha parlato anche Domenico Proietti, segretario confederale della UIL, nel corso di un'intervista rilasciata a Pensionipertutti.it.

"41 anni di contributi devono bastare per andare in pensione. Per le pensioni in essere chiediamo l'estensione della quattordicesima per quelle fino a 1.500 euro e la legge sulla non autosufficienza" spiega il segretario della Uil "bisogna insediare inoltre le due commissioni istituzionali per definire i lavori gravosi e per separare la spesa previdenziale da quella assistenziale".

"Su questo punto mi preme essere ferreo" ha precisato Domenico Proietti "ragione per cui aggiungo, sebbene sia apprezzabile l'impegno della ministro Catalfo, è inaccettabile che in otto mesi le commissioni non siano state insediate. E non si prenda a pretesto la pandemia per giustificare il ritardo perché il rinvio è già successo con il governo Gentiloni nel 2018".

"La verità è che ci sono procedure obsolete che danno il potere a molti organismi amministrativi di rallentare o boicottare l'attuazione delle leggi. Bisogna rimuovere questi comportamenti che non sono compatibili con l'efficienza e l'efficacia di cui il Paese ha bisogno" ha concluso Proietti.

A questo punto è lecito porsi una domanda: i lavoratori precoci sono realmente interessati ad usufruire di Quota 41 per andare in pensione prima? Potrebbe essere meglio infatti mettere da parte una misura pensata per questa specifica categoria a favore di una misura più flessibile che permetta a tutti i lavoratori di andare in pensione al raggiungimento dei 62 anni di età anagrafica, e senza tener conto dei contributi versati.

Non sono pochi infatti i lavoratori che faticano a raggiungere il requisito contributivo di 38 anni di contributi versati all'Inps, discorso valido peraltro sia per le donne che per gli uomini, e che sarebbe alla base, secondo alcuni, dell'incompleto successo di Quota 100.

Quota 41 potrebbe quindi divenire un domani una misura più flessibile che permetta il pensionamento anticipato non solo ai lavoratori precoci ma anche a tutti gli altri. C'è però da tener conto che se si decidesse di adottare una misura simile, i lavoratori dovrebbero accettare che il calcolo dell'assegno venga fatto interamente con il sistema contributivo.

Un discorso che però risulta palesemente meno conveniente ai lavoratori che abbiano maturato parte dei propri contributi con il regime retributivo. In questo caso ci sarebbe un ridimensionamento dell'assegno pensionistico tanto più evidente quanto più elevato risulti essere il numero di mesi che sarebbero stati altrimenti conteggiati con il calcolo basato sul regime retributivo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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