Bollette della luce e canone Rai, per chi non paga multe fino a 600 euro, e si può arrivare al carcere

Il problema del caro bollette non è certo l’unico che i contribuenti italiani si trovano ad affrontare in questi ultimi mesi, perché gli importi che vengono addebitati insieme a quello previsto per il consumo di corrente elettrica, si vanno a sommare a quelli per il canone Rai e per chi non paga sono previste sanzioni molto salate.

Da Bruxelles in realtà erano anche arrivate indicazioni piuttosto chiare circa il fatto che il canone Rai non avrebbe dovuto più essere addebitato sulla bolletta elettrica, ma almeno per il momento da Roma si fa finta di non sentire.

E quindi si va avanti così, continuando a chiedere a tutti i contribuenti, salvo alcune eccezioni, di pagare anche 9 euro al mese insieme alle somme previste per il consumo di corrente elettrica.

Tra l’altro oltre ai consumi di elettricità ci sono ovviamente da pagare gli oneri di sistema, quelli su cui dovrebbero agire i bonus introdotti dal governo Draghi e destinati in particolar modo a micro imprese e famiglie con reddito basso.

Ma torniamo alla questione del pagamento del canone Rai, per chi non paga ma dovrebbe farlo secondo la normativa attualmente in vigore, le sanzioni possono arrivare ad oltre 600 euro, e ad esse possono essere anche associate anche delle condanne penali con pene fino a 2 anni di carcere.

Messa in questo modo sembra che non pagare il canone Rai possa portare fino all’arresto del contribuente, ma non è affatto così. La sanzione prevista per chi non paga il canone Rai può arrivare ad un importo pari a sei volte il canone dovuto, ma il carcere è previsto solo in alcuni casi ben precisi, e non è legato in senso stretto al mancato pagamento dell’abbonamento Tv.

Per chi non paga il canone Rai fino a 600 euro di multa

Nel solo anno 2020 con il canone Rai sono stati raccolti in tutto circa 1,7 miliardi di euro, ma solo una parte di queste somme sono andate effettivamente a finire nelle casse della ‘tv di Stato’.

Ogni famiglia è tenuta a pagare circa 90 euro l’anno per l’abbonamento alla tv pubblica, ma di questo importo solo 75,4 euro sono destinati effettivamente all’azienda, la restante parte invece viene trattenuta dall’Agenzia delle Entrate che detrae le risorse che alimentano il Fondo per l’editoria di Palazzo Chigi e il Fondo per le antenne locali del Ministero dello Sviluppo economico.

Non tutti coloro che hanno in casa una televisione sono tenuti a pagare il canone Rai, ad alcuni contribuenti infatti spetta l’esenzione. Nello specifico non sono tenuti a pagare il canone le seguenti categorie:

  • cittadini di età superiore a 65 anni con reddito che non supera gli 8 mila euro
  • diplomatici e militari stranieri

A questi si aggiungono naturalmente tutti quei cittadini che, pur possedendo un’utenza elettrica residenziale non sono in possesso di un apparecchio televisivo. In questo caso ogni anno il contribuente che non ha la tv deve inviare comunicazione attraverso posta raccomandata o email certificata con la quale fa presente di non avere la televisione e di non essere pertanto tenuto al pagamento della tassa.

Ma cosa succede a chi non paga il canone pur dovendolo pagare? Una volta che gli organi preposti, vale a dire la Guardia di Finanza, avranno effettuato i dovuti accertamenti, i contribuenti che non hanno versato il canone, ad esempio perché non hanno pagato la bolletta della luce, possono incorrere in sanzioni il cui importo può arrivare a sei volte l’importo dell’abbonamento.

Il contribuente in questo caso si troverebbe a dover pagare per l’esattezza 540 euro di sanzione, a cui si vanno ad aggiungere gli arretrati ed eventuali interessi.

Ma quand’è che scatta il carcere? In realtà la condanna penale subentra solo nel momento in cui il cittadino tenuto a pagare il canone dichiara il falso al fine di ottenere un’esenzione che in realtà non gli spetta.

In questo caso infatti si incorre nel reato di falso ideologico, per la sottoscrizione di un documento contenente informazioni false. Ed è qui che si rischia il penale con condanne che possono arrivare fino a 2 anni di carcere.

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