Riforma Irpef: per i redditi bassi pochi benefici ma il governo ha deciso di intervenire. Ecco come

Con la riforma dell’Irpef il governo di Mario Draghi ha previsto una rimodulazione degli scaglioni che dai 5 originali diventeranno soltanto 4, e a trarne maggior beneficio saranno soprattutto le fasce di reddito medio-alto, mentre i benefici minori saranno proprio per le fasce di reddito più basse.

È per questo motivo che l’esecutivo sta valutando di intervenire con misure ad hoc per riequilibrare l’intervento di rimodulazione delle aliquote Irpef. Una delle novità che il governo prevedeva di introdurre proprio per andare incontro ai contribuenti con reddito basso, era il contributo di solidarietà, che avrebbe permesso di introdurre nuove misure per far fronte agli aumenti sulle bollette di gas e luce.

Le probabilità che il contributo di solidarietà venga effettivamente introdotto, o che una misura analoga veda la luce, sembra si siano drasticamente ridotte nel corso del dibattito politico di questi giorni. Con questa misura sarebbero stati annullati, seppur temporaneamente, i vantaggi derivanti dalla rimodulazione delle aliquote Irpef per i soggetti con reddito superiore a 75 mila euro.

La novità comunque sembra non essere andata in porto, ma l’obiettivo del governo, stando alle ultime anticipazioni, continua ad essere quello di preservare i redditi fino a 28 mila euro, che pochi vantaggi traggono dalla rimodulazione degli scaglioni Irpef.

Un’altra misura che la squadra di governo di Mario Draghi sta valutando riguarda invece il taglio dei contributi fino a 35 mila euro, e questo dovrebbe andare a vantaggio di tutti i contribuenti con reddito annuo fino a 40 mila euro.

Cosa farà il governo per chi guadagna poco dalla rimodulazione degli scaglioni Irpef

La riforma dell’Irpef così come è strutturata in questo momento, prevede dei benefici maggiori per i redditi dai 40 mila euro annui in su. Ed è proprio nella fascia di reddito compresa tra 40 e 45 mila euro che si concretizzano i guadagni maggiori, con un risparmio che può raggiungere i 707 euro in un anno.

Il criterio che era stato seguito nel formulare questa riforma degli scaglioni Irpef era quello di agevolare i redditi schiacciati da una eccessiva pressione fiscale da un lato, ma dall’altro non abbastanza bassi da poter beneficiare adeguatamente del sistema di bonus e detrazioni attualmente attivo.

Stando a quanto riferito da Il Sole 24 Ore, i tecnici del ministero del Tesoro stanno valuando di introdurre una clausola di salvaguardia che andrebbe a tutelare proprio i redditi compresi tra 15 e 28 mila euro, cioè quelli che si trovano nel secondo scaglione Irpef con tassazione al 25%.

Non dimentichiamo che la nuova Irpef a quattro scaglioni interverrà con alcune modifiche anche sulla cosiddetta no tax area. La soglia verrà infatti portata più in alto con l’obiettivo di evitare che con la rimodulazione delle detrazioni il numero degli incapienti finisca per aumentare in maniera esponenziale.

I contribuenti nella no tax area infatti non potrebbero accedere ad aiuti come detrazioni per i figli a carico, che sono state anch’esse rimodulate con l’arrivo dell’assegno universale unico a partire da marzo 2022, e gli sconti derivanti dall’uso dei bonus edilizi.

Ma la novità più interessante è probabilmente il fatto che il bonus da 100 euro in busta paga, ex bonus Renzi, alla fine dovrebbe restare in piedi per i lavoratori dipendenti con redditi fino a 15 mila euro.

Aumenti in bolletta: quali aiuti per i redditi bassi?

Nei mesi scorsi in Italia ci sono stati pesanti aumenti nelle bollette di gas e luce, e stando alle previsioni di molti esperti gli aumenti perdureranno ancora per diversi mesi, forse anche per l’intera durata del 2022.

A farne le spese saranno soprattutto le micro imprese e le famiglie con reddito basso, ed è per questo che in vista dei possibili rincari fino al 50%, l’attuale esecutivo sta valutando di stanziare ulteriori risorse per attutire l’impatto di questi aumenti.

Il governo Draghi sta quindi considerando la possibilità di congelare per il 2022 e forse anche per il 2023 il taglio dell’Irpef per i redditi che superano il tetto dei 75 mila euro.

Attraverso questo sistema sarebbe possibile, secondo le stime dell’esecutivo, ottenere risorse da stanziare per contenere l’aumento dei prezzi delle bollette specie sulle famiglie con reddito basso. Il cosiddetto contributo di solidarietà dovrebbe avere quindi lo scopo di ridurre l’impatto del caro bollette, ma sembra che la proposta alla fine non andrà in porto.

In alternativa quindi il governo ha offerto una soluzione diversa, sulla quale la maggioranza sembra essersi ricompattata, ed è quella di istituire un fondo ad hoc contro gli aumenti sulle bollette di gas e luce con uno stanziamento iniziale di 300 milioni di euro.

Taglio dei contributi per redditi fino a 35 mila euro

Ai sindacati il modo in cui è stata impostata la rimodulazione delle aliquote Irpef non è mai piaciuto, inoltre l’idea di introdurre il contributo di solidarietà partiva proprio da una richiesta dei sindacati, e anche su quel punto è stato concesso ben poco alla fine.

Ora dopo l’ultimo incontro con i sindacati il governo sta valutando se e come impostare il taglio una tantum dei contributi, un intervento che richiederebbe uno stanziamento di 1,5 miliardi di euro.

Stando alle prime simulazioni questo intervento dovrebbe garantire risparmi per diverse fasce di reddito che sarebbero distribuiti come segue:

  • per redditi fino a 8 mila euro si avrebbe un risparmio al loro degli effetti fiscali di 64 euro annui
  • per redditi fino a 20 mila euro con il taglio dei contributi si otterrebbe un risparmio di 160 euro annui
  • per redditi fino a 25 mila euro il risparmio dovrebbe arrivare a 200 euro annui
  • per redditi fino a 30 mila euro il risparmio dovrebbe arrivare a 240 euro annui
  • per reddito che non superano i 35 mila euro si arriverebbe ad un risparmio di 280 euro annui.

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