Reddito di cittadinanza, ecco come cambierà. Durigon: “tre anni, poi stop”

tessera del reddito di cittadinanza

Non sono stati ancora definiti i dettagli delle modifiche che l’attuale governo intende apportare alla misura del Reddito di Cittadinanza, ma un po’ per volta stanno emergendo interessanti particolari che ci fanno capire quale sarà l’aspetto del sussidio all’indomani degli interventi nei piani dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.

Il governo in carica aveva già preannunciato l’intenzione di intervenire sulla misura cavallo di battaglia del vecchio Movimento 5 Stelle, con un sostanziale ridimensionamento della stessa, ritenuta una forma di disincentivo alla ricerca di un impiego per gli abili al lavoro.

I partiti di centrodestra avevano in più occasioni attaccato il Reddito di Cittadinanza per come esso è stato strutturato, e nonostante le modifiche apportate successivamente alla sua introduzione, la misura continuava a non piacere.

In campagna elettorale quindi la coalizione che sostiene l’attuale esecutivo aveva fatto sapere che ci sarebbe stato un intervento sulla misura, e le recenti dichiarazioni rilasciate dal sottosegretario al lavoro della Lega, Claudio Durigon, hanno riportato l’attenzione sul tema.

Il Reddito di Cittadinanza durerà massimo 3 anni

Il sottosegretario al ministero del Lavoro, Claudio Durigon, ha fornito, con alcune sue recenti dichiarazioni, maggiori indicazioni circa il modo in cui il Reddito di cittadinanza sarà modificato dall’attuale esecutivo.

In particolare il sottosegretario ha toccato il tema della durata del sussidio, spiegando: “siamo ancora nella fase di studio. Abbiamo proposto di non estenderlo più a vita ma con una tempistica precisa per chi è abile al lavoro: 18 mesi di reddito con sei mesi di stop con formazione e inserimento nel mondo del lavoro, poi un décalage di 12 mesi. Arriviamo a un percorso di 36 mesi di reddito e poi si esce”.

Il sottosegretario Durigon ha quindi spiegato che dal suo punto di vista la misura del Reddito di Cittadinanza si è rivelata “un vero fallimento per gli abili al lavoro” pur ammettendo che “la parte assistenzialistica ha avuto una grande funzione”.

Della necessità di intervenire con delle modifiche importanti sul Reddito di Cittadinanza ha parlato anche il leader leghista, Matteo Salvini, il quale ha fatto sapere che “nella prossima manovra ci sarà una dovuta revisione di uno strumento che era stato pensato per creare lavoro ma che invece disincentiva il lavoro”.

“E penso al RdC che va lasciato a chi non può lavorare” ha poi aggiunto il vicepremier e ministro delle Infrastrutture “ma non può essere strumento di disincentivo al lavoro”.

Fazzolari: “chi ha tra 18 e 59 anni e può lavorare perderà il Reddito di Cittadinanza”

A completare il quadro, offrendo una visione ancor più chiara di quale sarà la linea che il governo Meloni seguirà nel modificare il Reddito di Cittadinanza, le recenti dichiarazioni del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, che nei giorni scorsi ha spiegato che “chi ha tra i 18 e i 59 anni, senza minori a carico, ed è in grado di lavorare, perderà l’assegno legato al Reddito di Cittadinanza, anche se non immediatamente. Lo manterranno, invece, gli invalidi, chi è in difficoltà, chi ha minori a carico senza avere adeguati mezzi di sostentamento”.

Sempre Fazzolari, uno dei membri dell’esecutivo che tra le altre cose è anche considerato tra i più vicini a Giorgia Meloni, ha spiegato che “chi non può lavorare va tutelato anche di più di oggi. Chi può lavorare va incentivato. Per questo ridurremo la platea dei percettori del Reddito di Cittadinanza”.

Nel programma elettorale di Fratelli d’Italia d’altra parte era scritto nero su bianco che il Reddito di Cittadinanza sarebbe stato abolito, e sarebbe stato rimpiazzato con uno strumento ritenuto più efficace e adeguato.

Nel programma di FdI si leggeva infatti del piano per “abolire il Reddito di Cittadinanza per introdurre un nuovo strumento che tuteli i soggetti privi di reddito, effettivamente fragili e impossibilitati a lavorare o difficilmente occupabili: disabili, over 60, nuclei familiari con minori a carico”.

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