Tari e Tosap, cartelle arrivate per errore. Ecco perché e cosa bisogna fare per non pagare

Tra le varie tasse e imposte che i contribuenti italiani sono tenuti a versare, troviamo anche la Tari e la Tosap. La prima è la Tassa sui Rifiuti (che in passato si chiamava Tarsu, in quanto conteneva il riferimento alla specifica solidi urbani), vale a dire la cosidetta ‘tassa sulla spazzatura’, che viene calcolata prevalentemente sulla base della superficie dell’immobile a seconda della sua tipologia, tenendo conto anche di altri fattori.

Per quanto riguarda invece la Tosap, si tratta della tassa sull’occupazione di suolo pubblico, e sono le attività commerciali a versarla per l’occupazione di zone di territorio di proprietà di un ente locale. L’esempio più classico è quello del bar o del ristorante che occupa una porzione di area comunale per avere tavolini e sedie all’aperto.

In alcuni casi tuttavia possono essere chiamati a versare queste tasse anche cittadini che in realtà non sono affatto tenuti al pagamento. È quanto accaduto di recente in un Comune in provincia di Ancona, dove i contribuenti si sono visti recapitare richieste di pagamento che hanno destato una certa sorpresa e non poca preoccupazione.

Il caso delle cartelle di pagamento per Tari e Tosap inviate per errore

A volte può capitare che ai cittadini vengano inviate delle cartelle di pagamento relative al mancato versamento di imposte locali come Tari e Tosap, con cui viene richiesto il saldo di importi che in realtà non sono dovuti.

In genere se si ricevono cartelle di pagamento vuol dire che ci si trova di fronte ad una scadenza imminente, oppure perché vi sono degli arretrati ancora da pagare. Ma in questo caso, per alcuni contribuenti residenti in un Comune in provincia di Ancona, le cartelle di pagamento sono arrivate per errore.

A questi cittadini della provincia del Capoluogo marchigiano sono arrivate cartelle di pagamento che richiedevano infatti di saldare importi relativi a Tari e Tosap, più altre cartelle riferite a passi carrabili, che sono state accertate come errate.

È stato lo stesso Comune a spiegare che si è trattato di un errore, specificando che questo è dipeso da un mancato passaggio di informazioni tra la banca dati del Comune e la nuova società che si occupa del servizio di riscossione dei tributi locali.

Le cartelle di pagamento che sono state inviate per errore ai contribuenti di questo Comune in provincia di Ancona riguardavano in particolare:

  • richieste di saldo della Tari con conteggio errato dei componenti dei nuclei familiari
  • richieste di saldo della tassa Tosap
  • accertamenti su passi carrabili già pagati dai cittadini
  • accertamenti fino a sei anni precedenti sulle imposte

Il Comune si è scusato per l’invio errato delle cartelle di pagamento, assicurando ai cittadini che si sarebbe svolta una giornata aperta al pubblico per fornire tutti i chiarimenti in merito alla questione.

Ma cosa bisogna fare quando si ricevono cartelle di pagamento errate? Come abbiamo visto questi disguidi possono verificarsi e il cittadino in qualche modo deve potersi tutelare.

Bisogna prima di tutto ricordare che in caso di errori che riguardano pagamenti verso il Fisco o verso i Comuni, l’Agenzia delle Entrate propone il meccanismo dell’autotutela, che permette di chiedere l’annullamento delle cartelle di pagamento dopo che sono state effettuate le verifiche del caso. La soluzione migliore quindi, per poter risolvere il problema in tempi relativamente brevi, è proprio quella di rivolgersi direttamente all’Agenzia delle Entrate.

Come funziona la Tari e chi la deve pagare

La Tari è la tassa sui rifiuti e deve essere pagata al proprio Comune di residenza. In passato si chiamava Tarsu, cioè Tassa sui Rifiuti Solidi Urbani, ma nella sostanza non è cambiato molto, e sono tenuti al pagamento sia i proprietari di abitazioni private che le attività commerciali.

L’importo della Tari viene definito quindi dal Comune, e il suo pagamento viene richiesto tramite apposito documento inviato presso il domicilio del contribuente tenuto a versare l’importo previsto.

Quanto alle scadenze della Tari, queste possono differire molto a seconda del Comune, mentre l’importo dipende da una serie di fattori a cominciare dalla superficie dell’immobile cui è riferita, dalla destinazione d’uso, ad esempio se si tratta di un’abitazione oppure di un’attività commerciale.

Nel primo caso si tiene conto quindi del numero di persone che compongono il nucleo familiare, da cui deriva la quantità di rifiuti prodotti, mentre nel secondo caso si tiene conto della tipologia di rifiuti prodotti sulla base del tipo di attività.

Le scadenze per il pagamento della Tari sono in genere fissate in tre date nel corso dell’anno, ma ogni Comune ha piena autonomia in tal senso, e può decidere una scadenza diversa. In genere comunque la Tari si paga nei mesi di aprile, di luglio o di dicembre.

Per quel che riguarda invece le modalità per il pagamento della Tari, bisogna informarsi presso il proprio Comune di residenza, oppure consultare il bollettino che viene inviato per posta ai residenti.

Si può pagare la Tari usando il Modello F24, oppure tramite MAV o ancora usando un semplice bollettino postale. Non dimentichiamo poi che in alcuni casi sono previsti degli sconti sull’importo da pagare, come lo sconto Tari del 10%, oppure in percentuali maggiori in base a quanto stabilito dal proprio Comune.

Come funziona la Tosap e chi la deve pagare

La Tosap invece è la tassa per l’occupazione di suolo pubblico, e sono tenute al pagamento quelle attività commerciali che occupano una zona che appartiene ad un ente locale, al Comune ad esempio.

Anche in questo caso, come per la Tari, il pagamento deve essere fatto al proprio Comune di riferimento, e in particolare è dovuta quando negozianti, esercenti e proprietari di bar o ristorante più comunemente, chiedono di poter occupare parte del suolo pubblico con una precisa motivazione e per un periodo di tempo predefinito.

Durante il periodo delle restrizioni anti-Covid, e in particolare durante il lockdown generale del 2020, le attività commerciali che sono state obbligate a rimanere chiuse, e pertanto sono state esonerate dal pagamento della Tosap, mentre chi aveva già provveduto a versare gli importi ad essa relativi ha potuto richiedere il rimborso dell’intera somma.

Condizione indispensabile perché la Tosap sia dovuta non è la sola occupazione del suolo pubblico. È infatti necessario che vi sia una rendita realizzata grazie all’occupazione di quella porzione di suolo pubblico, altrimenti l’imposta non è dovuta. L’occupazione del suolo può essere sia in via temporanea che permanente.

Anche la Tosap si paga al Comune in cui si trova l’attività commerciale, o alla Provincia, e si calcola prima di tutto sulla superficie dell’area occupata, ma anche in base alla tipologia di suolo e alla sua ubicazione.

Ogniqualvolta si occupa una parte di suolo pubblico è necessario presentare apposita denuncia al Comune di riferimento, e il versamento per l’anno deve essere effettuato entro il 31 dicembre utilizzando il Modello F24. Per poter pagare a rate è necessario che l’importo da pagare superi la soglia dei 258,23 euro.

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