Il cambio sterlina dollaro, GBP/USD, viene scambiato sotto quota 1.2600: a influenzarlo sono soprattutto le preoccupazioni derivanti dall’impatto della Brexit, visto e considerato che il calendario economico è privo di eventi di rilevanza.

Si verifica in tal modo un trend ribassista, con GBP/USD che continua ad essere scambiato al di sotto delle medie mobili semplici a 50, 100 e 200 giorni. Il supporto attende a quota 1.255 e, qualora infranto, a quota 1.2505. Le linee di supporto successive sono poste 1.2475 e 1.2445.

D’altro canto, il cambio sterlina dollaro affronta una prima resistenza a 1.2605, mentre la resistenza successiva è a quota 1,2660. Qualora venga abbracciato un trendi rialzista più sostenuto, si potrà invece guardare alla superiore soglia a quota 1.2780.

Per quanto attiene l’analisi fondamentale, ricordiamo che il peso della Brexit sta influenzando negativamente l’economia del Regno Unito, e che tale impatto negativo si è verificato mentre la Gran Bretagna è ancora nell’UE, lasciando pertanto ampi margini di incertezza su cosa potrebbe avvenire una volta che Londra avrà abbandonato l’area comune.

Sul fronte dati, la pubblicazione dell’indice dei responsabili degli acquisti di Markit/CIPS ha dimostrato che il settore dei servizi è praticamente stagnante, con un punteggio di 50,1 punti che è poco al di sopra della soglia dei 50 punti che separa l’espansione dalla contrazione. Le versioni precedenti dei dati relativi ai settori manifatturiero e delle costruzioni sono in contrazione.

La serie di dati macro insoddisfacenti ha dunque pesato sulla sterlina, con il trading GBP/USD al minimo da metà giugno a questa parte, e con il cable sotto pressione nonostante i dati dall’altra parte dell’Atlantico non siano particolarmente brillanti. Il settore lavoro privato statunitense ha ottenuto “solo” 102.000 unità a giugno, mentre il PMI dei servizi di ISM è sceso a 55,1 punti il mese scorso, indicando un rallentamento.

Tra i dati di influenza britannici / americani, sembra dunque che il cross sia influenzato soprattutto dai primi. Peraltro, nulla è stato ancora chiarito sull’approccio che il nuovo leader del partito conservatore (probabilmente, Boris Johnson) adotterà. E poco si sa sulla sua intenzione di condurre in modo omogeno i tories verso una Brexit no deal, o hard… l’impressione è che molto verrà deciso nelle prossime settimane, e che le sorprese potrebbero non esser finite.

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