Guerra delle valute in vista dopo il nuovo QE della Bce?

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Una guerra delle valute si staglia all'orizzonte (forse): ecco cosa sta accadendo tra Eurozona e USA.

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Lo scorso 12 settembre 2019 la Banca Centrale Europea ha rotto gli ultimi indugi ed ha deliberato la ripartenza di un nuovo quantitative easing (QE) da 20 miliardi di euro al mese a partire dal mese di novembre, a tempo indeterminato.

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Anche se la misura è stata ampiamente attesa degli investitori, la scelta di Mario Draghi ha favorevolmente impattato sui mercati ma… ha altresì posto le basi per una serie di reazioni che non dovrebbero farsi attendere troppo, nel mercato valutario – e non solo.

Per poter capire quel che potrebbe accadere nel medio termine, bisogna prima di tutto comprendere gli effetti immediati. Le borse hanno infatti salutato favorevolmente la svolta dell’istituto di Francoforte, con spread ai minimi da un anno e mezzo, e alcuni comparti in grado di overperformare rispetto ad altri. Per quanto attiene il Forex, il mercato sembra aver già scontato la decisione di Draghi e, dunque, non ci sono stati grandissimi scossoni.

Ad essere più interessanti sono dunque i risvolti politici. La reazione più dura è stata quella del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha sostanzialmente invitato (con termini peraltro nemmeno troppo soft) la Federal Reserve a ribassare i tassi di interesse, in maniera tale che possa iniziare una decisa fase espansiva nella politica monetaria, caratterizzata da un percorso di riduzione del costo del denaro che sia più corposo di quanto ipotizzato dalla Fed stessa.

Il Trump-pensiero è abbastanza semplicistico, e ben sintetizzato da un suo recente tweet: il presidente dell’amministrazione USA ritiene che la BCE stia “svalutando” l’euro, e che la Fed debba reagire di conseguenza.

In realtà, però, le cose potrebbero essere più complicate. In primo luogo, non è affatto detto che l’euro si indebolisca, considerato che l’attuale scenario e il livello previsto del QE sono molto diversi da quelli di qualche anno fa. In secondo luogo, non è affatto detto che la Fed possa scegliere di seguire gli inviti di Trump, anche se l’inquilino della Casa Bianca sta facendo di tutto per far sì che ciò accada (si pensi alla scelta di scatenare ed acuire la guerra commerciale con la Cina): d’altronde, la situazione economica statunitense sembra essere ancora positiva, e i timori sull’inflazione insoddisfacente si sono attenuati.

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Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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