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Banche centrali: chi sta stampando di più per combattere il coronavirus?

Banche centrali: chi sta stampando di più per combattere il coronavirus?
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Dalla FED alla BCE, gli istituti centrali sono tornati a stampare moneta e a pompare liquidità nel sistema per limitare i danni economici del Covid-19

Le banche centrali di tutto il mondo sono da tempo in campo per dare il loro contributo (oggi più che mai indispensabile) alla lotta contro il coronavirus. E' evidente che se non ci fossero stati gli interventi delle banche centrali, Federal Reserve in testa, le conseguenze economiche del coronavirus sarebbero state devastanti.

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L'azione delle banche centrali in questa crisi delicatissima si è tradotta in due interventi specifici: stampa di nuova moneta e forti iniezioni di liquidità nel sistema. Oggi noi siamo in grado di stabilire quando potrà iniziare la ripresa post-Covis-19 ma quello che è certo è che senza la decisione delle banche centrali di stampare, probabilmente tutto il sistema sarebbe saltato in aria. E' segno evidente della devastazione economica creata da Covis-19 il fatto che, mentre fino a pochi mesi fa stampare moneta era visto quasi come una piaga, oggi immettere dosi massicce di liquidità viene riconosciuto come una sorta di atto dovuto da parte delle banche centrali. Insomma oggi davvero non è più tempo degli ortodossi del sistema monetario.

Fermo restando che tutte le banche centrali stampano moneta per combattere il coronavirus, ci sono alcuni istituti centrali che stampano di più, e quindi immettono maggiore liquidità nel sistema, e altri che stampano di meno. Tutte le banche centrali, però, hanno scelto lo stesso modo per stampare moneta ossia comprare titoli di stato nell'ambito di quelle che, tecnicamente, vengono definite come politiche espansive.

Una recente indagine de Il Sole 24 Ore, ha stilato una sorta di classifica delle banche centrali che hanno stampato di più nell'ultimo mese gonfiando i propri bilanci di titoli di stato.

Di questa classifica non fa parte (già da tempo) la Bank of Japan. La banca centrale nipponica, infatti, per statuto può comprare azioni e, infatti, detiene in pancia anche ETF azionari. Insomma la BoJ è fuori concorso anche perchè, secondo i dati pù recenti, ha già superato la soglia del 100 per cento ossia il controvalore di titoli messi in bilancio è pari al valore del PIL giapponese (pari a 5mila miliardi di dollari nel 2019).

A spiegare la particolarità della BoJ è stato Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos, secondo il quale la banca centrale giapponese "da tempo ormai monetizza il deficit attuando una vera e propria manutenzione della curva del debito per mantenere i tassi di interesse nella soglia desiderata".

Ma al di là dell'anomalia della Bank of Japan quali sono le banche centrali che stanno comprando più moneta per combattere il coronavirus?

Un posto di tutto rispetto in questa speciale classifica è occupato dalla banca centrale elvetica, SNB, che, a seguito dell'emergenza Covid-19, è scesa massicciamente in campo sfondando quota 100 per cento ossia comprando talmente tanta moneta (titoli di stato) da essere riuscita a superare il valore totale del PIL svizzero.

A seguire la Swiss National Bank nella classifica è la BCE che ha effettuato acquisti pari a circa il 43 per cento del PIL area Euro.

Quindi, un gradino più in basso, troviamo la Federal Reserve che invece ha affettuato acquisti fino al 28 per cento del PIL Usa che hanno portato i titoli di stato in pancia ad oltre 6mila miliardi di dollari. Fatte le dovute proporzioni, quindi, la FED è piena zeppa di titoli di stato Usa.

A chiudere la classifica del Sole 24 Ore sulle banche centrali che hanno stampato di più per combattere il disastro economico del coronavirus, è la Bank of England che ha comprato titoli di stato britannici pari al 21,7 per cento del PIL.

La classica elaborata dal quotidiano di Confindustria è provvisoria e c'è metterci la mano sul fuoco sul fatto che, in caso di prolungamento della pandemia, le banche centrali continueranno a stampare moneta per attutire i contraccolpi del Covid-19.

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Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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