L’emergenza inflazione finirà nel 2022?

Le rassicurazioni arrivano da più parti, ma non tutti – a partire dai mercati – riescono a stare tranquilli quando si parla di inflazione. Janet Yellen, l’economista attuale Segretario al Tesoro, e Jerome Powelll, appena riconfermato presidente della Federal Reserve, usano toni tranquillizzanti; secondo loro, l’inflazione non durerà oltre il 2022. Una previsione che sottende un concetto ben preciso: l’attuale rally dei prezzi al consumo è solo transitorio e non è destinato a diventare duraturo. 

Di diverso avviso rispetto al punto di vista degli americani è però Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea, secondo la quale l’aumento dei prezzi potrebbe durare più a lungo del previsto ma senza ulteriori rialzi rispetto a quelli che sono gli attuali dati. 

Sarà davvero così? Provare a dare una risposta a questa domanda è fondamentale poichè è ovvio che a prospettive diverse di inflazione corrispondono strategie trading differenti. A proposito di investimenti: proprio perchè il tema inflazione è molto delicato consigliamo sempre di fare prima pratica con un conto demo per poi passare solo dopo all’operatività con soldi reali. Molto utile, in tal senso, è l’account dimostrativo messo a disposizione dal broker eToro (leggi qui la nostra recensione). Aprendo un conto virtuale con eToro è possibile avere subito 100 mila euro non reali da usare per imparare a fare trading senza rischi. 

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I dati di questo periodo

Il punto è che l’inflazione ha raggiunto livelli che nessuno si aspettava. A ottobre il mercato americano ha registrato un + 6,2 per cento rispetto al 2020, qualcosa che non si vedeva dal 1990; in Europa l’inflazione è al 4,1 per cento, come nel 2008. La continua iniezione di liquidità sta spingendo l’inflazione, per questo ci si attende un aumento dei tassi di riferimento da parte delle banche centrali. Difficile che ci possa una decisione simile in modo simultaneo da parte di tutte le banche centrali più importanti. Molto più probabile è che gli Usa si muovano per prima. L’Europa, per adesso, sembra attendere. 

Cosa accade negli Stati Uniti

Per cercare di tenere la situazione sotto controllo, la Fed ha già attivato una riduzione degli acquisti previsti; il programma era di 120 miliardi di dollari, mentre è stato ridotto di 15 miliardi. L’attesa è di un ulteriore riduzione, nonché l’aumento dei tassi.

Ma questi rimedi non sembrano sortire l’effetto sperato. Complici anche altri problemi, come le catene di approvvigionamento carenti gli aumenti del comparto energetico e delle materie prime. Bisogna capire tutto ciò come si traduce in una diminuzione del reddito e quindi del conseguente potere di acquisto delle famiglie. Anche perché è possibile che arrivi una limitazione ai diversi incentivi fiscali del Governo, insieme a un aumento dei tassi di interesse, che influiscono sui mutui.

Cosa accade in Europa

Anche la Banca centrale Europea sta diminuendo gli acquisti; per ora il programma è di 1850 miliardi di euro, ma la riduzione è prevista per il prossimo marzo.

Ma l’Europa ha altri problemi, ovvero quelli di non essere per nulla indipendente rispetto alla produzione asiatica in ambito tecnologico; un problema non da poco, nell’era in cui il lavoro si muove su smartphone e pc. Non solo, quindi, c’è il problema di approvvigionamenti del settore energetico, ma il Vecchio Continente non è competitivo per quanto riguarda il settore dei chip. Una questione talmente spinosa che Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha creato l’obiettivo “European Chips Act”; il piano prevede l’aumento della produzione dei chip almeno del 20 per cento entro il 2030. Le idee ci sono, quindi, ma è difficile che esse possano tradursi in qualcosa di concreto nel breve termine. Morale: sarà necessario attendere. 

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