La crisi del debito di Evergrande potrebbe rallentare la crescita economica cinese, ma – secondo quanto afferma un ex consigliere della Banca centrale cinese – non dovrebbe avere una grave ricaduta sul sistema finanziario del Paese.

Evergrande è uno dei grandi operatori immobiliari della Cina e, attualmente, anche quello più indebitato del mondo, con passività totali per circa 300 miliardi di dollari. L’azienda sta andando incontro a gravi difficoltà nel pagamento dei suoi fornitori, e ha già avvertito gli investitori che potrebbe non onorare i suoi debiti.

Ciò premesso, l’ottimismo sulla ricaduta minima che la crisi di Evergrande dovrebbe avere sul sistema finanziario cinese è legato al fatto che non vi sono strumenti derivati costruiti sul debito della società, come invece avvenne all’avvio dello scoppio della crisi del 2008-09 negli USA.

Ma quali saranno allora gli effetti sull’economia reale?

Secondo le ultime statistiche diffuse, la crescita economica cinese potrebbe essere pari a poco più dell’8% nel 2021, e intorno al 5,5% nel 2022. Si tratterebbe di un miglioramento rispetto al + 2,3% dello scorso anno, quando comunque la Cina fu l’unica grande economia a crescere in un clima pandemico.

Su tali progressi, forse la crisi di Evergrande potrebbe impattare per meno di un punto percentuale – sostengono gli analisti. Non certo un effetto indifferente sullo sviluppo della produzione interna lorda nazionale, ma pur sempre una conseguenza tutto sommato affrontabile per un Paese ora alle prese con un problema che si sta cercando di arginare.

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