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Crisi Evergrande: quali sono le possibili conseguenze? Ci sarà effetto domino?

Crisi Evergrande: quali sono le possibili conseguenze? Ci sarà effetto domino?
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Per alcuni analisti la crisi del colosso immobiliare cinese Evergrande potrebbe essere il cigno nero del 2022 ma è davvero così?

Sembra difficile riuscire ad avere un po’ di tranquillità, in casa Evergrande. La seconda società immobiliare per vendite della Cina, fatica a calmare gli animi dei suoi investitori. Tutto ciò, nonostante il manegement e il governo cinese stesso siano scesi in campo in modo massiccio affermando di essere in grado di effettuare regolarmente il pagamento delle cedole sul bond in prossima scadenza. Le rassicurazioni e la maxi iniezione di liquidità a base di pronti contro termine non sembrano però tranquillizzare più di tanto gli investitori visto che il titolo Evergrande fatica a riprendersi.

Il rischio fallimento potrebbe si essere stato scongiurato, ma il recupero della fiducia è ben altra cosa soprattutto quando i quartieri realizzati dalla società immobiliare continuano ad essere privi di abitanti. 

Mentre la direzione di Evergrande e il governo cinese cercano di riconquistare fiducia dei mercati, l'inbtera vicenda passa ai raggi X degli analisti i quali non sembrano fare sconti alle prospettive di Evergrande e mantengono una view decisamente negativa. Ad esempio secondo gli esperti di Link Securities se anche Evergrande dovesse essere in grado di onorare il pagamento, la società potrebbe comunque essere costretta a ristrutturare l’intero suo debito (immenso) nel settimane a venire.

Se Evergreen non dovesse riuscire ad effettuare una riorganizzazione ordinata dei debiti, allora l'intervento del Governo cinese sarebbe inevitabile. Secondo gli analisti questo scenario sarebbe il solo possibile per impedire un effetto domino che potrebbe coinvolgere tutto il settore immobilaire cinese.

Le attese non sono per un intervento diretto che vada a prevenire il default. Per gli analisti, infatti, obiettivo di questa strategia è quello di garantire il rischio di solvibilità delle banche. Nell’ultimo periodo, il Governo cinese ha effetuato iniezioni di liquidità per complessivi 120.000 milioni di yuan (ovvero 18,6 miliardi di dollari al cambio attuale) proprio con l'intento di dare sostegno a tutto il sistema bancario. E' quindi logico che la Cina voglia evitare in ogni modo che gli sforzi fin qui profusi possano essere messi in pericolo dalla crisi di Ebergrande. 

La filiera immobiliare cinese

L’eventuale crollo di un colosso di questo genere, potrebbe avere effetti non indifferenti sull’intera economia dello stato asiatico. La filiera legata al settore immobiliare, secondo le stime di Renta 4 Banco, rappresenta oltre il 25 per cento del PIL cinese. Dopotutto, una parte rilevante della ricchezza delle famiglie è legata alle proprietà immobiliari. Questo è un motivo in più per comprendere perchè la Cina ha intenzione di evitare che Evergrande possa creare un pericolo effetto domino.

Il rischio di cui tenere conto, a questo punto, è la possibilità che l’economia cinese rallenti più di quanto sia stato previsto. Dato il peso del colosso asiatico a livello globale – la Cina da sola rappresenta il 18 per cento del PIL del mondo - un rallentamento significativo potrebbe avere ripercussioni anche per la crescita dell’economia negli altri continenti; soprattutto nel settore legato alle materie prime. Infatti difficoltà di sistema della Cina avrebbe conseguenze sull'andamento della domanda globale di commodities primarie a partire dal petrolio con conseguente deprezzamento dei valori (qui la demo eToro per imparare ad investire al ribasso sul petrolio con i CFD). 

Rischi di liquidità

Un elemento positivo in questa vicenda è il fatto che l'esposizione di grandi aziende americane ed europee verso Evergrande sia poco rilevante se si parla di correlazione diretta. Quello che preoccupa, come detto, è un effetto domino con la crisi della società immobiliareche  potrebbe trascinare nel baratro aante altre imprese, medie e piccole, che non potrebbero più fare fronte agli impegni finanziari presi con le banche.

Il credito della Cina in diversi settore non può essere ignorato e il rischio è che il 2022 si possa aprire nel peggiore dei modi.  Un rallentamento dell’economia cinese, infatti, avrebbe serie ripercussioni, soprattutto a livello di liquidità, in diversi settori. Solitamente a fine anno si parla dei cigni neri dell'economia e della finanza per l'anno successivo. Mancano ancora tre mesi pieni al termine del 2021, ma il dubbio c'è già tutto: e se la crisi di Evergrande (con tutte le conseguenza a catena che si verrebbero a creare in caso di mancata ristrutturazione) dovesse essere uno dei grandi cigni neri del prossimo anno? Staremo a vedere. 

Crisi Evergrande: opinioni Schroders

Gli esperti di Schroders si sono interrogati proprio su uno dei temi che abbiamo affrontato in questo articolo ossia il possibile effetto domino causato dalla crisi di Evergrande. 

Secondo Robin Parbrook, Asian Equities Fund Manager, l'inadempienza del colosso immobiliare cinese potrebbe trascinare nel baratro molte delle controparti commerciali nella catena di approvvigionamento e potrebbe far crescere gli indicatori dei prestiti in sofferenza delle banche cinesi. Nel caso di default di Evergrande ci potrebbe poi essere un forte ritardo nella consegna delle case con effetti anche sociali. 

E' per questo motivo che il governo cinese farà di tutto per attutire un possibile crollo scomposto che comunque "non sarebbe indolore per i detentori di azioni e obbligazioni".

Anche secondo David Rees, Senior Emerging Markets Economist, il governo cinese è pronto ad intervenire per evitare che la crisi di Evergrande possa provocare un possibile calo dei prezzi degli immobili, che a sua volta potrebbe causare il blocco delle prevendite di nuovi progetti incrementando le tensioni del settore. Al di là di quello che il governo cinese potrà o no fare, c'è il rischio che ci sia un impatto negativo sulla fiducia e quindi sulla già debole ripresa dei consumi. E in merito al rischio contagio per le altre economie? Sempre secondo Rees l'impatto ci potrebbe essere attraverso il calo della domanda di materie prime. Contraccolpi potrebbero interessare in modo particolare alcuni paesi specifici come Brasile, Cile e Sudafrica, ossia grandi esportatori di metalli industriali in Cina. 

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