Un esito positivo dei colloqui tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord potrebbe dare una spinta decisiva alle azioni cinesi e ad alcuni strumenti quotati in Borsa negli Stati Uniti, afferma un recentissimo studio che ha cercato di esaminare le reazioni del mercato finanziario alle evoluzioni (non sempre incoraggianti) delle relazioni tra le due parti. Di contro, afferma lo stesso studio, un risultato deludente potrebbe danneggiare le azioni europee.

Ricordiamo che tra breve il presidente Donald Trump terrà uno storico incontro con il leader nordcoreano Kim Jong Un a Singapore. Non è certo se i leader riusciranno ad essere d’accordo su questioni come la denuclearizzazione immediata e la rimozione o il contenimento delle sanzioni. E non è nemmeno detto, fino all’ultimo, che l’incontro possa effettivamente svolgersi:.

Ad ogni modo, ipotizzando e auspicando che le cose vadano per il verso giusto, gli analisti di CNBC affermano che a beneficiarne dovrebbero essere soprattutto i titoli cinesi, grazie a un’osservazione effettuata mediante Kensho, uno strumento di analisi quantitativa fruito dagli hedge fund.

Tra gli strumenti che potrebbero avvantaggiarsi in misura ancora più dedicata c’è l’ETF a grande capitalizzazione di iShares China (FXI), che è già salito in media dello 0,9% nei due giorni di negoziazione dopo l’annuncio di “buone relazioni” in vista dei colloqui tra i leader della Corea del Nord e della Corea del Sud.

FXI segue società come Tencent, Bank of China, PetroChina e Air China, una compagnia statale che ha dichiarato – all’inizio di questo mese – che sta riprendendo i voli tra Pechino e Pyongyang. Peraltro, non sfugge come la maggior parte del commercio estero della Corea del Nord sia proprio con la Cina, che è in grado di fornire la maggior parte del petrolio al vicino.

Altri mercati globali hanno inoltre guadagnato dopo i colloqui tra Corea del Sud e Corea del Nord. L’ETF del fondo indicizzato iShares MSCI South Korea (EWY), l’ETF (iEhar) S&P Europe 350 Index ETF (IEV) e l’indice MSCI dei mercati emergenti di MSCI (EEM) si sono apprezzati per circa mezzo punto percentuale, come rammenta ancora lo studio Kensho.

Negli Stati Uniti, l’indice S&P500 è aumentato in media dello 0,2%, secondo Kensho. Il Cboe Volatility Index (VIX), una misura della “paura” dei mercati finanziari, è invece sceso in media del 3 percento.

Di conto, Kensho segnala come quando le preoccupazioni sulla minaccia nucleare della Corea del Nord aumentano, sono le azioni europee e quelle dei mercati emergenti a risultare essere tra le peggiori.

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