Investire dopo la pandemia: ecco su cosa puntare

La pandemia da Covid-19 verrà ricordata per la lunga lista di decessi che ha determinato e, in ambito economico-finanziario, anche per la peggiore recessione mondiale dai tempi della Grande Depressione.

Certo è che la risposta dei governanti e delle istituzioni monetarie è stata piuttosto forte, adeguata alle dimensioni straordinarie della crisi, portando così molti Paesi ad adottare provvedimenti che pesano per oltre il 5% o il 10% del PIL.

Nonostante ciò, la strada di uscita dalla crisi è incerta. E non è possibile prevedere come sarà il mondo al termine del lockdown.

Sotto il profilo degli investimenti, è recentemente intervenuto sul tema Zehrid Osmani, Head of Global Long-Term Unconstrained di Martin Currie (Legg Mason), che ha condiviso alcune interessanti riflessioni su ciò che potrebbe essere opportuno fare in questo scenario.

Investire nei mercati emergenti

Un primo “treno” da seguire è quello dei mercati emergenti che, per l’analista, rimangono un settore molto attraente.

Naturalmente, la pandemia è stata un evento negativo per tutti, ma durante questi mesi si è verificato un fenomeno piuttosto interessante che potrebbe avere risvolti importanti nel breve: l’accumulo dei risparmi.

Gli accantonamenti effettuati potrebbero infatti favorire un boom dei consumi non appena ci si appresterà a tornare alla normalità, come avvenuto per esempio in Cina, dove alcuni brand di lusso hanno riscontrato un forte afflusso di clienti nei loro negozi.

Per l’analista è lecito attendersi una crescita del mercato del lusso nei mercati emergenti e soprattutto in Cina, che potrebbe accelerare ulteriormente con la distribuzione online.

I fattori ESG

Un altro criterio che potrebbe guidare gli investimenti è quello legato ai fattori ambientali, sociali e di governance (ESG), già componente fondamentale dell’analisi di Martin Currie nel valutare in che modo un’impresa ha una realtà capacità di generare ricavi stabili nel lungo termine.

Ogni società sarà sempre più esaminata proprio dal punto di vista dei rischi relativi alla governance e alla stabilità. Per quanto concerne il primo aspetto, le analisi si concentreranno su consiglio d’amministrazione, management, retribuzione e cultura; per quanto riguarda il secondo aspetto, invece, i criteri sono legati a rischi ambientali e sociali, integrazione, consapevolezza e ambizioni della società in questo ambito e fattori legati a cambiamenti climatici, cyber security e capitale umano.

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