Nella giornata di ieri un intervento di Nowotny (BCE) è sembrato confermare le impressioni che buona parte del board dell’istituto monetario voglia accelerare i tempi per una normalizzazione della politica monetaria.

È anche vero che Nowotny ha usato parole tendenzialmente caute, rammentando come il Consiglio di politica monetaria debba agire in modo ben calibrato, andando a scegliere la sequenza di passi e la tempistica: il rischio è che una stretta monetaria troppo vigorosa possa indebolire una ripresa non certo forte e solida, e che dall’atra parte aspettare troppo a lungo potrebbe causare l’insorgere di bolle finanziarie. Tradizionalmente si è preferito aspettare, piuttosto che anticipare, ma in futuro l’equilibrio tra i due approcci potrebbe apparire ancora più labile.

Appare inoltre chiaro che a causa dell’enorme stimolo introdotto negli ultimi anni sul sistema europeo, la normalizzazione della politica monetaria sia piuttosto complessa. Gli strumenti di cui dispone la Banca centrale potrebbero generare un graduale adattamento della politica monetaria all’evoluzione della dinamica inflazionistica, il raggiungimento del cui target rimane il punto fondamentale per le proprie scelte future.

È per questo motivo che si dovrà procedere per gradi, e che la prossima mossa – ha precisato Nowotny – dovrà essere l’annuncio della fine degli acquisti. Solo successivamente si potrà parlare di un rialzo dei tassi, sebbene sia già ragionevole ipotizzare una prima mossa del tasso sui depositi, e solo dopo quello sul rifinanziamento.

Infine, si tenga conto che il fatto che Nowotny, abbastanza moderato, si sia espresso in modo così esplicito sui tassi, fa supporre che una discussione sia già iniziata a Francoforte, pur non ufficiale. Quanto possa essere accesa questa discussione è abbastanza difficile da affermarlo, ma l’impressione è che le opinioni dei membri del Comitato siano ancora piuttosto varie e difficilmente in grado di pervenire nel brevissimo tempo a una visione comune.

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